Ordinati dal vescovo due diaconi permanenti
PAVIA.Nella chiesa di Santa Maria del Carmine sono stati ordinati ieri pomeriggio i primi due diaconi permanenti della diocesi di Pavia. La cerimonia, celebrata da monsignor Giovanni Giudici, è stata molto partecipata.
I due novelli diaconi sono Marco Baccini di Lardirago, 52 anni, che svolge l'attività di infermiere all'Asl di Vidigulfo; e Gabriele Romanoni di Landriano, 35 anni, pure infermiere alla clinica Capitanio di Milano.
Il vescovo, nel corso della celebrazione, ha voluto esprimere «gratitudine alle famiglie e alle comunità parrocchiali in cui i due sono cresciuti, e a tutti coloro che hanno voluto che il diaconato perenne riprendesse nella nostra diocesi». «Marco e Gabriele - ha proseguito - saranno costruttori di unità nella comunità cristiana, per raccogliere uomini e donne intorno all'Eucarestia, preparandoli e sostenendoli insieme ai sacerdoti». Il vescovo ha quindi imposto le mani investendo definitivamente Baccini e Romanoni del nuovo ruolo religioso, che essi stessi hanno scelto di svolgere nel loro futuro.
Pavia, dunque, ha ora due diaconi permanenti. Ma questo cosa significa? Qual è l'impegno che il diaconato comporta? Come spiega il catechismo della chiesa cattolica, i diaconi sono «servi di tutti». Tra i loro compiti, c'è quello di «assistere il vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, distribuire l'Eucarestia, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali, dedicarsi ai vari servizi della carità». Tutto questo, però, non è incompatibile con alcuni aspetti di vita laica. Tanto che i diaconi possono sposarsi e hanno una propria professionalità indipendente.
Per raggiungere il diaconato, comunque, occorre una preparazione spirituale e intellettuale, che prevede incontri e ritiri specifici. E per Baccini e Romanoni, questo percorso di maturazione è durato sei anni, un percorso che alla fine ha portato al raggiungimento dell'obiettivo maturato con convinzione.
Davide Galli