Spionaggio fiscale, Prodi: «Fiducia nella magistratura»
MILANO.«Non giudico, ci sarà il corso della giustizia. I magistrati provvederanno». Romano Prodi, ieri pomeriggio a Firenze, non è andato oltre in merito alla vicenda dello spionaggio fiscale. Il premier sarà forse interrogato dal Pm Francesco Prete, ma per lui (finora) parla la denuncia presentata al Ministero dell'economia e arrivata alla procura di Milano lo scorso 29 settembre. Proprio in procura, domani, arrivano i risultati delle 250 perquisizioni effettuate dalla Finanza. Le Fiamme Gialle sono state nelle case e negli uffici dei 128 indagati e hanno rovistato fra le carte, aperto i computer e acquisito il materiale necessario. Adesso, però, per l'inchiesta si apre la fase più lunga. Dovrà essere il magistrato, insieme agli investigatori, a scoprire chi spiava Prodi e i vari Vip solo per curiosità, e chi, invece, lo ha fatto per scopi ben diversi. E' vero, fra gli 'spioni" ci sono stagisti (come a Udine) e impiegate del Fisco al limite della pensione (come in Sicilia) che hanno consultato il terminale solo per sfizio, per sapere quanto guadagna il capo del governo e magari vincere una scommessa con gli amici. Ma il Pm Prete pensa che fra gli indagati ci siano anche dei 'professionisti", cioè degli esperti di materia fiscale che, su indicazione precisa, hanno fatto su Prodi un lavoro preciso e meticoloso. Hanno controllato le informazioni sul reddito, sulle partecipazioni societarie, sugli atti di compravendita, sulle donazioni. E il numero maggiore di accessi si è verificato alla vigilia delle elezioni politiche dello scorso mese di aprile. Segno che qualcuno, nei giorni precedenti il voto, voleva tirare uno sgambetto al candidato premier dell'Ulivo. (g.f.)