Violenza, il patrigno ora lascia il carcere

PAVIA. Il giudice per le indagini preliminari, Erminio Rizzi, ha concesso gli arresti domiciliari al patrigno accusato di violenza sessuale nei confronti di un minore. Con il provveddimento l'uomo viene anche autorizzato a recarsi presso l'abitazione della figlia, come richiesto dal legale difensore, l'avvocato Michele Continiello. La misura, meno restrittiva del carcere (l'uomo si trovava a Torre del Gallo) sembra essere stata concessa per la scarsità di prove a carico dell'indagato. Per questa stessa ragione l'avvocato difensore aveva chiesto l'archiviazione del caso, che però non è stata concessa.
L'avvocato però precisa: «Certamente andremo a discutere quetso processo con rito ordinario e non con l'abbreviato. Il quadro probatorio è assolutamente vacillante, e si basa solo su una sensanzione fornita da una delle maestre che hanno avuto a che fare con il ragazzino. Siamo di fronte a un grave errore e un'ingiustizia commessa nei confronti di un uomo».
Il procedimento nei confronti del patrigno era stato avviato dopo la segnalazione di una maestra dell'istituto scolastico pavese frequentato dal bimbo di dieci anni.
Il minore, che proviene da una famiglia particolarmente disagiata, a volte arrivava a scuola in non perfette condizioni igieniche. Per questo le maestre lo accompagnavano in bagno e lo rinfrescavano. Fu proprio in una di queste occasioni che la maestra notò degli strani segni rossi in prossimità dei genitali del bimbo. Come suo dovere, la maestra riferi la circostanza alle autorità e venne aperto un fascicolo d'indagine. Il bimbo, con le cautele del caso, venne sentito da alcuni specialisti. Alcuni racconti fatti alle psicologhe e, soprattutto, alcuni disegni convinsero gli inquirenti che quei segni potessero essere ricondotti ad atti di violenza sessuale messi in atto dal patrigno entro la cornice famigliare. Perciò il pubblico ministero chiese e ottenne la misura della custodia cautelare in carcere. Ma ora il giudice delle indagini preliminari ha accolto la richiesta dei domiciliari. Il bimbo è ospitato, insieme alla madre, in una struttura protetta. Non vi è dunque il rischio che l'uomo indagato (e, ricordiamolo, innocente sino a prova contraria) possa entrare in contatto con il minore. La Procura che si occupa del delicato caso adesso avrà ancora la possibilità di compiere ulteriori accertamenti. L'anonimato, in un caso di violenza che coinvolge un minore, è ovviamente un obbligo.
Solo le indagini e i vari gradi di giudizio diranno se l'uomo possa o meno essere considerato responsabile di un crimine particolarmente infamante. La prima 'mossa", ossia la scarcerazione, va a favore della difesa. E anche l'annuncio di voler procedere con il rito ordinario sta a significare che il difensore dell'indagato è convinto dell'assoluta innocenza del suo assistito. (m.fio.)