L'industria italiana riparte
ROMA. La macchina industriale italiana è ripartita e può trainare la crescita 2006 verso un +2%. Un risultato che sarebbe superiore a quell'1,6% stimato dal Governo nella nota di aggiornamento al Dpef e a tutte le previsioni delle principali istituzioni economico-finanziarie italiane ed internazionali. A tirare la volata al Pil 2006 è il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani.
«La ripresa industriale in atto - ha detto infatti Bersani intervenendo alla cerimonia dei Cavalieri del Lavoro svoltasi al Quirinale - consentirà a fine 2006 una crescita del Pil vicina al 2%. I dati più recenti - ha spiegato - mostrano un graduale miglioramento della situazione e una capacità di crescita del sistema».
Il ministro ha dunque dato atto alle aziende italiane, o almeno a gran parte di esse, di non essersi lasciate scappare il treno della crescita che - ha specificato - «premia le imprese che hanno saputo scegliere la sfida della produttività».
A sostegno dell'ottimismo di Bersani, come detto, sono arrivati i dati di Confindustria sull'andamento della produzione industriale nel mese di ottobre che, pur registrando una lieve flessione su base congiunturale (-0,3%), su base annua hanno messo a segno un risultato largamente positivo: +6,1% per la produzione grezza e +3,4% a parità di giornate lavorative.
In particolare, secondo i calcoli di viale dell'Astronomia, nei primi 10 mesi di quest'anno l'attività produttiva sarebbe cresciuta del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, sia nei dati grezzi che in quelli corretti (il numero di giorni lavorativi è 211 come nel periodo gennaio-ottobre 2005).
Le commesse di produzione acquisite dalle aziende industriali registrano inoltre rispetto allo stesso mese dello scorso anno, un incremento (3,9%), pur ridimensionandosi nel confronto con settembre (-3,1% la variazione congiunturale). Il rush di fine anno dell'economia italiana previsto da Bersani, consentirebbe dunque al Pil 2006 di superare largamente non solo le previsioni dello stesso Governo (che nel Dpef parlava di un +1,5%), ma anche quelle dei principali osservatori economico-finanziari internazionali. Il Fmi, a settembre, aveva infatti rivisto al rialzo le proprie previsioni sulla crescita 2006 del nostro Paese, portandole però solo all'1,5%.
Un tetto stimato anche, sempre lo scorso settembre, dal centro studi di Confindustria. Pur non ufficializzando mai un rialzo delle proprie previsioni rispetto all'1,5% delle considerazioni finali dell'assemblea dello scorso maggio, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, in occasione dell'Ecofin svoltosi a settembre ad Helsinki, aveva parlato di un +1,7% come obiettivo possibile. Tasso di crescita previsto, sempre a settembre, anche dalla Commissione Ue. La stima più pessimista rimane dunque quella dell'Ocse, che nel maggio scorso per il 2006 concedeva alla crescita italiana solo un +1,25%.