Poche sale pubbliche serve la «rotazione»

Chiedo un po' di spazio per replicare brevemente alla missiva della signora Marina Cominelli che in maniera pacata recrimina sulle posizioni del Sindaco di Pavia Piera Capitelli riguardo la struttura che attualmente ospita i ragazzi del centro sociale autogestito denominato Barattolo. Partendo dal presupposto che personalmente non ho mai condiviso la scelta della passata Giunta Municipale Albergati di destinare in maniera esclusiva la struttura di via dei Mille ai giovani Corsari non tanto perchè non ne fossero meritevoli ma perchè vista la carenza di spazi ove potersi esprimere e socializzare sarebbe stata certamente cosa più intelligente e logica destinare tale struttura a rotazione in modo tale da non privilegiare nessuno a discapito di altri soggetti bisognosi. Informo la signora Cominelli altresi su quanto siano richieste e sature di appuntamenti ad esempio le sale messe a disposizione dai Consigli di Quartiere e ciò sta a dimostrare quante realtà sociali siano presenti in città e di quanta fatica si faccia a provvedere a tale situazione.
A differenza della signora Cominelli credo che il Sindaco Capitelli abbia fatto e faccia bene ad interessarsi a quanto accade al Barattolo in quanto struttura di proprietà pubblica e perchè luogo frequentato da giovani che lei stessa ha il dovere morale di seguire nel miglior modo possibile tutelando nei limiti delle possibilità e per le proprie precise competenze e responsabilità soggettive ed oggettive sia i ragazzi stessi che il resto della popolazione che risiede accanto alla struttura.
Paolo RanziniProgetto Lombardia, Pavia

Nel centro sociale
tante idee stimolanti

Come dirigente nei Servizi sociali del Comune di Pavia anni fa mi ero impegnata nell'elaborare progetti per dotare Pavia di spazi pubblici per favorire l'aggregazione. Cosi abbiamo ottenuto i finanziamenti dalla Regione per ristrutturare il capannone del Borgo (non soggetto a vincoli della Sovrintendenza), finalizzandolo all'aggregazione giovanile. Li, con alterne vicissitudini, si è insediato il Barattolo e questo significa che solo il gruppo dei Corsari si è dimostrato nei fatti come il più attivo, dinamico, determinato e più capace di rispondere alle esigenze dei giovani e non solo. I patetici tentativi di Consulte giovanili con la strumentalizzazione dei pochi giovani aderenti ai partiti non ha partorito di meglio...
Come pensionata diserto i molti centri sociali per anziani (dove predomina il gioco delle carte o della tombola, il ballo e quando va bene conferenze sulla salute). Solo al Barattolo ho trovato occasioni per dibattiti, approfondimenti, spettacoli non provinciali e aperti a tutti su tematiche non solo territoriali ma con un'ottica globale e internazionalista. Ricordo i balli popolari, le feste con gli stranieri, le cucine e le musiche etniche. Per non parlare di temi scottanti come la pace, la guerra, la resistenza, il carcere, i movimenti per un altro mondo possibile. Vista la povertà d'iniziative dei partiti e la loro mediocrità culturale, le iniziative del Barattolo sono state un surrogato importante.
Miopia dei quartieri e dell'Amministrazione ha già permesso la chiusura del Cubo Verde al quartiere Scala (primo tentativo di aggregazione giovanile) e non ha fatto decollare il progetto di fare della Casa degli Eustachi uno spazio aggregativo per le donne.
Come hanno ben denunciato F. Zanchi e L. Pelis su questo giornale, sembra che Pavia (città dove domina la gerontocrazia) abbia paura dei giovani e li voglia allontanare il più possibile. Il problema principale sembra quello delle scritte sui muri e degli schiamazzi notturni e quindi si studiano tutti i mezzi per mettere a tacere i giovani e tutti coloro che non sono funzionali allo status quo.
Peraltro è dimostrato che la sicurezza è più garantita dalla apertura che dalla chiusura perché questa, prima o poi, produce le figure di devianti, marginali e sradicati che fanno tanta paura ai moderati.
Ed è anche per questo che invece di criminalizzare ingiustamente il Barattolo (come fanno i benpensanti del Borgo) occorre che la città si dimostri solidale con loro e ne auspichi un potenziamento non uno smembramento.
Marta GhezziPavia

Perché abbiamo lasciato
i Comunisti italiani

Ringraziamo per aver pubblicato integralmente, sull'edizione del 19 ottobre, nelle pagine di Pavia, la lettera aperta ai militanti ed agli elettori del Pdci. Ci permettiamo però di sottolineare che, tra i firmatari del documento, oltre a nomi noti della politica locale, ci sono anche quattro componenti della Direzione provinciale, due dei quali con responsabilità a livello regionale (direttivo e collegio sindacale).
Se si considera poi che nella stessa giornata della pubblicazione del documento, il segretario provinciale Massimo Motta ha scelto un'intervista ad un settimanale per rendere pubblica la sua decisione di dimettersi dal partito, appare perlomeno riduttivo parlare di 'fronda": ad andarsene è infatti metà della direzione provinciale del partito. Va poi osservato che una sessantina di iscritti, per le ormai note ragioni, ha deciso di non rinnovare l'adesione per l'anno in corso.
Nel lasciarci alle spalle questo partito ormai prigioniero di un settarismo autoreferenziale che lo rende sempre più marginale nel contesto politico locale e nazionale, ribadiamo il nostro impegno, nelle diverse forme aggregative, per partecipare alla costruzione, insieme ad altri soggetti, di un'unica e forte forza della sinistra in Italia e in Europa.
Fabrizio Trovòdirezione provinciale PdCI e direttivo regionale consigliere comunale di Sannazzaro Ornella Morodirezione provinciale PdCI responsabile Organizzazione e Tesseramento Collegio sindacale regionale
Giorgio Redirezione provinciale PdCI Davide Zucchelladirezione provinciale PdCI Franco Bellinzona Nazzano Antonio Campanellasezione di Pavia Enzo Migliavaccasezione di Voghera Fulvio Montinisezione di Voghera Ezio Sartorissezione di Vigevano Ermes Dualco Zanellasezione di Vigevano