La Cablelettra taglia duecento dipendenti

ROBBIO. La crisi ha gettato la maschera. Nella primavera 2003 era partita la cassa integrazione ordinaria, a gennaio 2006 era diventata straordinaria, ora la Cablelettra spa ha avviato la procedura di mobilità per 200 dei 365 dipendenti dello stabilimento di Robbio. La società produce sistemi elettrici ed elettronici per la Fiat, ma il rilancio della casa automobilistica torinese non le ha giovato: «Ci hanno chiesto di contenere i prezzi - spiega Stanislao Cavallo della Cablelettra - e noi ora siamo costretti a ridurre i costi, non solo quelli del personale». Per Robbio è uno choc.
«Non sappiamo ancora con esattezza quanti e quali saranno i dipendenti coinvolti, ma la mobilità è necessaria all'azienda per sopravvivere - spiega Stanislao Cavallo, da un anno consulente della Cablelettra per la riorganizzazione - . Abbiamo 75 giorni per concordarla con i sindacati, l'ufficio provinciale del lavoro e l'Unione industriali». Tre i criteri seguiti, come previsto per legge: l'anzianità di servizio, la situazione familiare e l'incarico ricoperto. In pratica rischia di meno chi ha figli ed è dipendente da molti anni. «Il ridimensionamento - dice Cavallo - riguarderà tutti i reparti, non solo quello produttivo».
Chi finirà in mobilità riceverà un assegno mensile dall'Inps fino a quando non troverà un altro lavoro, ma comunque non oltre un tetto che varia in base all'età del dipendente: 12 mesi per chi ha meno di 40 anni, 24 mesi per chi è tra i 40 e i 50, 36 mesi per chi è oltre i 50 anni. Poi si ritroverà disoccupato. I dipendenti della Cablelettra sono quasi tutti Lomellini e hanno tra i 30 e i 40 anni. «La giovane età li aiuterà a ricollocarsi - continua Cavallo - . L'azienda offre loro la possibilità di essere aiutati da una società interinale a trovare un altro lavoro. Sono poche le aziende che lo fanno».
«Siamo alle solite - commenta Rossella Banzano della Fiom Cgil - . La Fiat delocalizza in Paesi in via di sviluppo, dove il costo del lavoro è molto più basso, e i dipendenti allungano le file agli uffici di collocamento. Il presidente del gruppo Cablelettra, il cavaliere Carmelo Patti, non si è mai presentato agli incontri con il sindacato perché è difficile comunicare ai propri dipendenti il fallimento di un progetto imprenditoriale iniziato nel 1963. Il sindacato non accetta l'idea che a una diminuzione degli ordini debbano corrispondere tagli al personale. Noi chiediamo alla Cablelettra un progetto industriale credibile e una diminuzione consistente del numero degli esuberi. Inoltre chiediamo il sostegno delle istituzioni del territorio per alleviare il dramma sociale di 200 uomini e donne che si ritroveranno senza lavoro».