Fisco, coraggio civile contro gli evasori

Parliamo di lotta all'evasione fiscale. E' diffusa l'opinione che bisogna mettere a contrasto i reciproci interessi tra committente e fornitore di un lavoro o di un servizio facendosi rilasciare regolare ricevuta fiscale o fattura, con possibilità di scaricarla dalle imposte. Cosa da prendere in considerazione.
Ma quando si fa un acquisto e non viene rilasciato lo scontrino fiscale, o è fatto per una cifra inferiore di ciò che si è pagato, come si fa a mettere a contrasto i reciproci interessi? Ci vuole il coraggio civile di chiedere il giusto scontrino. E l'esperienza dimostra che pochissime persone hanno questo coraggio. Anzi.
C'è poi il gioco dell'Iva. Per combattere questo gioco, potrebbe essere promulgata una legge che obblighi a indicare il prezzo complessivo di questa imposta, pena severe sanzioni per i trasgressori. Però, ammesso che ciò sia fatto, possono sempre dire che il prezzo complessivo è x, ma senza Iva è y. E allora, quanti sono i cittadini che hanno il senso civico di optare per il prezzo complessivo e non rendersi complici o compartecipi dell'evasione, che è un furto allo Stato, cioè alla collettività?
A mio modesto parere bisogna cominciare a dire che chi evade è un ladro e che non basta la penitenza di qualche Pater Noster o Ave Maria che dà il confessore per rimediare al danno subito dalla popolazione per gli insufficienti servizi causati dalla mancanza di soldi.
E' naturale che questo discorso vale per tutte le categorie, produttori, commercianti e professionisti.
Per questi ultimi, i pagamenti delle fatture con mezzi che lascino il segno (assegni, ecc.), sono utili, perchè permettono maggiori controlli. Vengono fatti anche studi di settore. Certo non risolvono il problema. Forse forniranno elementi di conoscenza delle varie categorie. Ma c'è sempre disparità tra soggetto e soggetto. A me è sembrata efficace la recente pubblicazione dei redditi denunciati dalle varie categorie. Uno scandalo.
Una volta il Ministero pubblicava i redditi denunciati dai singoli contribuenti. Si fa ancora? E' utile farlo, perchè l'aiuto dell'opinione pubblica è molto efficace per combattere l'evasione.
Il problema non è semplice, nè semplificabile. E' culturale e etico lottare contro gli evasori.
Ugo BarberoSan Genesio

Motociclisti tartassati:
ora bisogna intervenire

Il panorama italiano relativo al mondo del motociclismo è in degrado. L'attuale governo, al posto di risolvere le situazioni di disagio che erano eredità dei precedenti anni di disinteresse, rincara la dose proponendo di aumentare il bollo ad una categoria piccola e che in maniera tacita e sommessa ha sempre abbassato la testa alla stregua di tutti gli italiani medi.
E' ora di farci sentire, è ora di reagire. La Federazione Italiana Motociclismo deve prendere una posizione ferma e rappresentare il mondo delle due ruote. Deve intervenire ed eventualmente dirigere i motociclisti alle azioni più appropriate per reagire all'unisono.
C'è da scendere in piazza? Ben venga! Ma facciamolo! La Fmi deve essere chiara, risolutiva, irremovibile e deve farlo subito e non aspettare, come nel caso della legge 168 sulla confisca, gli eventi, per poi provare a risolvere la situazione una volta che il danno è stato procurato.
Il governo deve capire che è al servizio del cittadino e che come tale deve rispettarlo.
Non siamo una categoria debole, o almeno non lo siamo meno dei proprietari dei Suv. E lo dimostreremo. Ma l'azione è sinergica ed efficace solo nel momento in cui la Fmi, nostro punto di riferimento, organizza le manifestazioni per far sentire la protesta all'unisono.
E triste collegarsi al vostro sito e vedere che delle azioni del Governo tese a colpire come una mannaia le tasche dei motociclisti non ve ne sia traccia. Si parla di tutto nella home page, ma nulla è dedicato al tema che per il motociclista è di reale attualità: il rincaro della tassa di proprietà. Ma come è possibile?
La mia richiesta di motociclista e di cittadino al pari degli altri, è quella che interveniate, come precendentemente spiegato, Ora! Prima che la tassa per le moto venga approvata, prima che tornare indietro diventi qualcosa di burocratico, lento e macchinoso come solo noi italiani sappiamo fare.
Non ignorate questa richiesta, perchè altrimenti lo scopo della Federazione dei Motociclisti non ha ragione di essere.
Gregorio SugarisPavia

Cattolici in politica:
la sfida dei nostri giorni

Ho partecipato al dibattito organizzato da Libertà e Giustizia dal titolo «La politica e i cattolici» e vorrei ringraziare gli organizzatori che hanno dato vita a un momento di confronto su un tema alquanto attuale e importante per chi, giovane e meno giovane, ma soprattutto cattolico, si interessa, si occupa e si appassiona alla politica.
Io personalmente credo che l'unità dei cristiani non si realizza in politica, ma nell'essere Chiesa e pertanto nel vivere il rapporto con i Vescovi, i presbiteri, i religiosi e le religiose e con la comunità cristiana in forte e profonda comunione. Questa logica obbliga i cattolici a fare i conti con il bipolarismo e a scegliere, in libertà, di militare ed impegnarsi in uno o nell'altro schieramento, assumendo un ruolo efficace e visibile nell'elaborazione politico-programmatica; il cattolico deve essere come un «virus» che con i suoi valori, i suoi ideali, contamina lo schieramento di cui fa parte.
Oggi apprendiamo dai giornali della nascita di nuovi movimenti che già solo dalla nomenklatura si assapora un qualcosa di nostalgico, ma è proprio questo il quesito: è un revival del passato o da parte della nostra classe politica e in genere dal cattolico impegnato in politica, esiste la necessità impellente di stimolare la comunità cristiana a creare i luoghi del discernimento e dell'educazione all'impegno sociale e politico?
Viviamo in una società in continua evoluzione e cambiamento, il credente deve continuamente essere aggiornato, informato insomma, deve seguire un vero e proprio percorso formativo continuo. La sfida per noi cattolici è ambiziosa, secondo il mio modesto punto di vista vale la pena affrontarla non dimenticandoci mai che la democrazia è incompatibile con chi ritiene di essere il detentore della verità assoluta.
Davide Lazzaricoordinatore provinciale Giovani della Margherita Pavia

L'arma del perdono
vince anche in Uganda

Siamo, viviamo per rendere gloria al Creatore secondo principi e norme sintetizzabili nell'amore incarnato da Cristo. Il fenomeno più significativo e umano è il perdono. Socrate non era un iroso nemico avverso chi l'aveva condannato e Gesù perdonava. La gente ugandese ne ha passate di tutti i colori per vent'anni: oltre 20mila rapiti, un milione e mezzo di sfollati e più di 100mila morti a causa di un pazzo contagioso, generale stregone che non può sfuggire alla Corte penale internazionale (Cpi).
Eppure governo e gente ugandesi sono propensi a perdonare il re demoniaco, purchè cessi effettivamente il tragico dramma. Già, perchè Joseph Kony ha chiesto perdono per i tanti atroci crimini compiuti. Ciò fa sperare che sia rispettata la pace. Lui e i suoi si sono rifugiati a est della Repubblica congolese dopo che è venuto a mancare l'aiuto del governo musulmano sudanese. A ciò hanno influito mediatori quali Sant'Egidio, Pax Christi e neogoverno del Sudan meridionale (indipendente da Kartoum), senza escludere l'appoggio di personalità della cultura.
E' quest'esperienza un presupposto fondamentale per il futuro. Nel cuore degli uomini è incisa la legge naturale da sempre: si possono superare divergenze e contrasti secondo il detto: «patti chiari e amici cari o amicizia lunga». E' la verità del semplice Bertoldo, eppure si dimentica quando non s'ignora. Iraq e Afghanistan insegnano, ma anche le continue separazioni coniugali e di altro genere come nei partiti e Chiese.
Un contributo silente alla pace (tanti fili che costituiscono una rete) si deve al volontariato laico, tra cui l'associazione di via Bona di Savoia n. 1, a Pavia. Tra le iniziative più utili risaltano la costruzione di scuole, infrastrutture sociali e le adozioni a distanza, senza scordare le tecniche agricole, turistiche e sanitarie. Tra gli organismi non governativi non si dimentichi il V.i.s.p.e. (Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti) che opera in Africa, Brasile, Nepal (tel. 02/57.60.68.06). Non mancano iniziative di singoli laici coordinati in sinergia tra cui la simpatica fisioterapista Adele Negri. E' stata nel Burundi (che in fatto di povertà non è minore dell'Uganda).
Laggiù la suddetta «Dede» ha girato, aiutato, compiuto fotografie, scritto riflessioni edificanti e cenni poetici per donare una pubblicazione d'arte educativa a sensibilizzare unanimamente verso quegli indigeni, neri, cui non apparteniamo etnicamente per un caso. Con eccezione dei razzisti, orgogliosi di essere nati in Lombardia a seguito di concorso vinto nell'aldilà prima di nascere...
Sauro RazzanoPavia