Veronese, gol e franchezza

PAVIA. Marco Veronese torna a parlare. A distanza di due mesi dall'ultima intervista rilasciata, il centravanti accetta di interrompere per un attimo quel silenzio stampa che lo vede da anni limitare al massimo i contatti con i media. L'attaccante, 48 ore dopo la doppietta che ha consentito a lui di sbloccarsi e al Pavia di rilanciarsi in classifica, si gode i tre punti conquistati contro la Sangiovannese. E non solo quelli. Al termine della gara il bomber dei toscani Ciccio Baiano, uno con all'attivo oltre 150 presenze in A collezionate con le maglie di Empoli, Foggia e Fiorentina, si è detto 'stupito che una punta forte come Veronese non abbia trovato spazio nella massima serie." Il centravanti del Pavia, classe 1976, incassa i complimenti dell'illustre collega e ringrazia. Senza però esaltarsi, come suo costume. Non si scompone neppure quando gli si fa notare che circolano voci insistenti riguardo una sua possibile partenza a gennaio, con la Pro Sesto favorita fra le destinazioni papabili. Se ne riparlerà fra un paio di mesi.
Veronese, ha letto cosa ha detto Baiano di lei?
«Si. Le sue parole mi hanno fatto molto piacere. Mi fa un certo effetto soprattutto pensare che a pronunciarle è uno che in A ha giocato da protagonista per parecchi anni».
Che spiegazione si sente di dare?
«Dopo aver completato la trafila nel vivaio dell'Inter ho debuttato in A a 19 anni, collezionando tre presenze con la maglia dei nerazzurri. Poi è iniziato un lungo peregrinare, che non mi ha più permesso di tornare a giocare nella massima serie. Di spiegazioni ce ne possono essere mille come nessuna».
Cosa ha pesato di più?
«Forse il fatto che nessuno ha voluto puntare davvero su di me. O forse io non ho creduto abbastanza nei miei mezzi o sono maturato tardi. Ora sono un giocatore migliore ma ormai il treno è perso».
Ha dei rimpianti?
«No. Ognuno raccoglie quel che merita. Se gioco in C1 un motivo ci deve essere. Evidentemente in A ci potevo stare sul piano tecnico ma se non sono riuscito a giocarci in pianta stabile è perché avevo altre lacune. Ormai me ne sono fatto una ragione».
Però domenica scorsa ha trascinato il Pavia alla vittoria, realizzando i primi due gol in campionato.
«Avendo un fisico possente, ogni volta ci metto un po' di tempo ad entrare in forma. Anche nella scorsa stagione mi ero sbloccato in questo periodo. Sono contento per me e per la squadra».
Dopo il gol su punizione ha avuto un'esultanza strana, facendo segno di no con l'indice verso i compagni. Che intendeva dire?
«Non mi ricordo, comunque nulla di particolare. In quei momento fai la prima cosa che ti viene in mente e non sempre c'è una logica».
Sembrava quasi voler rimproverare qualcuno che intendeva calciare al suo posto. E' possibile?
«No, perché da quest'anno sono io quello designato a battere le punizioni dal limite. Le ho sempre tirate in carriera. Lo scorso anno ci provavo di meno perché c'era Sciaccaluga. Qualche tentativo l'ho fatto anche nelle prime giornate ma è andata male».
E' vero che questa squadra non la entusiasma?
«Non la metterei in questi termini. Mi spiace solo che in estate sia stato smantellato un gruppo competitivo, nel quale peraltro mi trovavo molto bene».
E' rimasto deluso dalla partenza di Chianese?
«Si. Con lui c'era un grande intesa. Sul piano tecnico formavamo una coppia ben assortita. Peccato non sia più possibile giocare insieme».
Con De Martin come va?
«Abbiamo caratteristiche simili ma possiamo coesistere, è solo questione di tempo. Secondo me si sta già notando un certo miglioramento rispetto alle prime partite».
Sarebbe dunque un peccato se lei partisse alla riapertura del mercato.
«Adesso siamo solo a novembre e l'unica cosa che conta è fare il massimo in campo. A gennaio poi vedremo cosa succederà. Per ora non c'è nulla di definito».
Se dovesse arrivare un'offerta che farà?
«La valuto e poi insieme alla società decido, ma solo se è una proposta importante. Altrimenti non la prendo neppure in considerazione».
Tra le sue pretendenti la Pro Sesto sembra in pole. Conferma?
«Se la mettiamo sul piano geografico di sicuro, visto che il campo è a tre semafori da casa mia. Però la comodità è solo uno dei miei parametri di valutazione e non è detto sia quello decisivo».
Ma all'oggi la possibilità che lei vada via è concreta?
«No. Nessuno mi ha contattato».
Però non esclude neppure l'ipotesi di cambiare casacca a stagione in corso.
«Non avrebbe senso farlo. Non sono ipocrita e non voglio prendere in giro nessuno con inutili promesse che poi potrei non riuscire a mantenere. Adesso però sono discorsi prematuri».
Michele Lanati