Scade l'ultimatum, appello per Torsello
ROMA. La speranza dei giorni scorsi lascia il posto all'angoscia di queste ore: scade oggi a mezzanotte l'ultimatum fissato dai rapitori di Gabriele Torsello. La sorte del giornalista dipenderà dalle decisioni del gruppo che l'ha rapito undici giorni fa. E che finora non ha avanzato richieste negoziabili, o per lo meno non l'ha fatto alla luce del sole. La richiesta di ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan, infatti, assomiglia più a un proclama politico che a una base per la trattativa. In assenza di novità dal fronte afghano, quella di ieri è stata la giornata degli appelli.
La famiglia del giornalista, originario di Alessano, ne ha rivolto uno direttamente ai rapitori. Per farlo ha scelto la tv, dove la madre Vittoria è apparsa accanto al marito e a tre delle quattro figlie.
«State facendo un gravissimo errore. Gabriele ama il vostro popolo, ama tutti, ama i bambini che hanno bisogno. Ama anche voi», ha detto commossa accanto al marito in lacrime. La famiglia Torsello continua ad avere fiducia nell'azione del governo: «Se vogliamo portare a casa Gabriele, l'unico canale è la Farnesina, tutte le ulteriori sovrapposizioni possono essere pericolose», ha detto ieri il cognato del giornalista Modesto Nicoli, che in questi giorni ha svolto il ruolo di portavoce per la famiglia. L'ultima richiesta è giunta dal padre Marcello, che ha pregato i media di spegnere per un giorno i riflettori: «Domani e lunedi sono giornate importanti: vi ringraziamo per tutto ciò che state facendo, ma domani lasciateci tranquilli, rispettate la nostra privacy e il nostro dolore».
I Torsello non sono soli. Oltre all'impegno del governo e agli sforzi di Emergency (l'Ong attiva in Afghanistan che ha ricevuto le telefonate dei rapitori) in molti hanno espresso solidarietà al reporter convertito all'islam. Ieri, l'assemblea nazionale dei movimenti per la pace riunita a Firenze ha lanciato un appello per il rilascio: «Gabriele è uno di noi, è parte cioè di quella grande maggioranza del popolo italiano che non vuole né la guerra né l'occupazione dell'Afghanistan.». L'assemblea ha poi ribadito la solidarietà al popolo afghano, ricordando le troppe vittime civili di una guerra definita «assurda», e ha chiesto il ritiro dell'Italia dal paese asiatico. Nelle stesse ore, da New York, il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpg) richiedeva la «liberazione immediata» di Torsello. Mentre si aspetta un segnale dai rapitori dell'italiano, in Afghanistan si continua a morire. Il Dipartimento della difesa Usa ha reso noto che dall'inizio dell'intervento americano sono almeno 282 i soldati statunitensi uccisi in Afghanistan, Pakistan e Uzbekistan.
Di questi, ben 180 hanno perso la vita per «azioni ostili», cioè in seguito ad attacchi del nemico. Negli scontri di ieri, inoltre, almeno 5 talebani sono stati uccisi dalla forza multinazionale Isaf guidata dalla Nato nell'Afghanistan sud-orientale. Lo hanno annunciato fonti ufficiali dell'Isaf, specificando che durante il raid aereo sono state impiegate munizioni di precisione per colpire un accampamento nel distretto di Gayan della provincia di Paktika. Non va meglio per la lotta alla droga. Le autorità afghane hanno fatto sapere di aver sequestrato negli ultimi dieci giorni 16 tonnellate di stupefacenti, per lo più oppio e marijuana. Secondo le Nazioni Unite, la coltivazione del papavero da oppio in Afghanistan è aumentata quest'anno del 59%, con un picco di produzione 6.100 tonnellate.