I rapitori confermano richieste e ultimatum
ROMA. Sequestrato ormai da quasi dieci giorni, il fotografo italiano Gabriele Torsello ha chiesto aiuto ai suoi colleghi per cercare di uscire dalle mani dei suoi rapitori. Gabriele avrebbe rivolto l'appello ai media e ai suoi colleghi giornalisti attraverso un contatto telefonico con l'agenzia di notizie afgana Pajhwok, riuscita l'altro ieri a contattare telefonicamente il fotoreporter. «I rapitori continuano a sostenere che sono una spia e che le truppe britanniche hanno bombardato Musa Qala e Nawzad dietro mia segnalazione», avrebbe detto Gabriele Torsello all'agenzia Pajhwok.
Poi la conversazione è stata interrotta da uno dei rapitori che ha ribadito le richieste di consegnare l'afgano convertito Abdul Rahman e di ritirare le truppe italiane dall'Afghanistan. Negando la loro appartenenza ai talebani, i rapitori hanno dichiarato di essere militanti musulmani che combattono l'occupazione straniera e hanno reiterato la minaccia di morte per Torsello se entrambe le condizioni non verranno soddisfatte: scadenza le 24 di lunedi. Il mistero attorno al rapimento dunque si infittisce mentre appare sempre più chiaro che i suoi sequestratori non hanno nulla a che vedere con gli uomini di mullah Omar, il leader primula rossa dei talebani che ieri si sarebbe fatto vivo con un messaggio, attribuito al capo talebano sodale di Osama bin Laden. Il condizionale resta d'obbligo perché si tratta solo di un messaggio telematico in cui ha scritto: «Chiedo ancora una volta ai mujahedin di intensificare i loro attacchi, ma evitando di colpire le persone innocenti e i bambini». Il messaggio, contenuto in una e-mail inviata all'agenzia americana Associated Press da un personaggio - Muhammad Hanif - che si è presentato come portavoce dei talebani, proseguiva con un invito alle truppe Isaf perché lascino il paese al più presto visto che stanno «perdendo i loro soldati solo per l'America». La e-mail minacciava anche il presidente Hamid Karzai e il governo di Kabul, protagonisti di un processo democratico «fallito».
Intanto in Afghanistan si continua a morire: otto impiegati afgani dell'esercito statunitense sono stati uccisi nei pressi di una base americana nell'Est del paese: l'attacco è attribuito ai talebani. Il gruppo aveva lasciato la base di Asadabad, capitale della provincia di Kunar, l'altro ieri sera dopo il turno di lavoro a bordo di un pulmino. Il loro automezzo è stato fermato da uomini armati che hanno crivellato di colpi di arma da fuoco otto degli occupanti.
In un'altra zona del paese, un attentatore suicida ha attaccato ieri mattina un convoglio dell'esercito afgano mentre transitava sulla strada tra Khost e Gardez, nella provincia orientale di Khost. Secondo quanto dichiarato dal ministero degli Interni, cinque soldati e tre passanti sono rimasti feriti nell'esplosione.
Sul fronte diplomatico-militare, va invece registrata la decisone dell'Olanda di aderire alla richiesta Nato di inviare altri soldati mentre, al contrario, la Francia sta pensando di rivedere le modalità del suo coinvolgimento in Afghanistan, secondo quanto riferito da Washington dal ministro della Difesa francese Michèle Alliot-Marie in visita negli Usa. (Em. Gio.)