Prodi: il declassamento riguarda il passato

ROMA. Berlusconi lo attacca, per Tremonti il suo governo «è praticamente già caduto». Ma Romano Prodi ostenta tranquillità. «Se una finanziaria è seria - avverte - deve scontentare tutti. Le agenzie di oggi dicono che sono scontenti tutti, quindi va bene. Perché vuol dire che si vogliono aggiustare i conti dello Stato e vuol dire che non lo si fa in modo sbilanciato». Nessun governo, aggiunge, ha mai aumentato la sua popolarità nel periodo di approvazione della finanziaria.
«Ma quando sarà arrivato il cedolino di gennaio e si vedrà che non ho alzato le tasse, avremo una ripresa di popolarità». Anche di fronte al declassamento delle agenzie di rating il presidente del Consiglio non sembra particolarmente preoccupato. «Non è cambiato nulla - ha assicurato ieri - l'atteggiamento dei mercati internazionali non è cambiato...». «Noi stiamo scrivendo una finanziaria difficile - ha poi ribadito - per le condizioni difficili in cui è stato lasciato il nostro bilancio. Fitch già un mese aveva espresso un giudizio negativo: un giudizio che è venuto ben prima che si cominciasse a discutere la finanziaria ora all'esame del Parlamento».
Secondo il presidente del Consiglio il giudizio delle due agenzie che hanno abbassato il rating italiano si riferisce al passato, non riguarda «l'outlook, cioè le prospettive, che non sono negative». E con la manovra attuale, assicura, «possiamo raddrizzare la situazione, certo non in un giorno».
Insomma Prodi scarica il giudizio negativo della finanza internazionale sulla situazione ereditata dal governo Berlusconi e si mostra fiducioso sugli effetti della finanziaria per l'economia italiana. Per quanto riguarda l'eventuale richiesta di un voto di fiducia sul decreto fiscale in discussione alla Camera, ripete invece che dipenderà dal numero degli emendamenti e dall'atteggiamento dell'opposizione. «Se la discussione sarà tranquilla, non sarà necessario porre la fiducia. Se ci saranno tempi secolari, allora si». Il Professore, determinato a tenere «la barra dritta» sulla finanziaria, ieri si sarebbe però lamentato anche di qualche iniziativa dell'Unione e in particolare per il «numero eccessivo di tavoli di negoziato» aperti.
Chiede in sostanza un'«azione unitaria» e si lamenta della eccessiva «frammentazione» delle ultime ore nella maggioranza. Cioè della ricerca di questa o quella soluzione particolare «dimenticando i grandi temi generali», ma anche delle «frenate» imposte dalla sinistra radicale. Ma il premier si sarebbe lamentato anche per la «tiepidezza» con cui qualche settore dell'Unione ha difeso il governo dagli attacchi della Cdl.
«Il governo è forte e ce la farà», ha comunque assicurato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. E mentre il forzista Paolo Romani, assicura che i fischi di Verona a Prodi sono solo «un antipasto» di ciò che lo aspetta, in molti denunciano come un segno preoccupante del clima avvelenato la «claque» organizzata in occasione della messa con il Papa. Nessun cattolico vero, di qualsiasi estrazione, sottolineavano ieri molti esponenti della Margherita a Montecitorio, si metterebbe a fischiare un avversario politico a messa. «E' stato un episodio molto triste - accusa Luigi Zanda - per tutti i cattolici che guardano con dolore ad una politica che arriva persino a strumentalizzare una messa». (a.p.)