«Opera lirica, magia che nasce da una simbiosi»
CREMONA. Maestro Gardiner, cosa pensa del ruolo dello studio musicologico nella formazione di un musicista?
«Penso che sia molto importante. Penso che un musicista sia totalmente perduto senza un senso critico riguardo l'epoca musicale e l'evoluzione storica della musica. É un fattore conoscitivo assolutamente necessario e imprescindibile».
Quali sono le sue esperienze didattiche in campo universitario?
«Beh, l'anno scorso sono stato Visiting Professor presso l'Università di Oxford, tenendo un ciclo di sei lezioni sulla storia dell'opera. Ho intitolato la mia prima lezione 'Opera: why'd we bother?" in maniera volutamente provocatoria, perché penso che l'opera sia una forma d'arte altamente enigmatica e evanescente; nei rari casi in cui si riesce ad avere una simbiosi tra un buon regista, un buon direttore d'orchestra, dei buoni cantanti e un buon direttore di teatro, può diventare davvero la cosa più magica sulla terra.
Più spesso il risultato è però una grande confusione, nascono occasioni per rivalità, lotte di potere ed egoismi tra le diverse figure professionali coinvolte. Penso che fin dall'inizio sia sempre stato cosi: se noi indaghiamo sul sistema produttivo veneziano del XVII secolo, possiamo notare subito come fosse molto corrotto dal denaro; la mancanza di denaro comportava che un compositore come Monteverdi o Cavalli venisse pagato meno dei cantanti; i cantanti allora (forse come oggi) erano più importanti dei musicisti o dei librettisti».
Ora una domanda sulla polemica, sviluppatasi in ambiente americano, riguardante i cosiddetti 'baby-direttori"; anche lei ha invitato direttori come Daniel Harding al Festival di Musica Sacra di cui è direttore artistico, 'Anima Mundi". Che cosa l'ha spinta?
«Ricordandomi di quanto fosse difficile, quand'ero giovane, avere qualsiasi tipo di opportunità per collaborare con una qualsiasi orchestra, sono molto sensibile verso le necessità dei giovani direttori di oggi; ho voluto dare loro un'occasione, penso sia importante. Ovviamente devono essere accompagnati nel loro percorso di crescita musicale, ma hanno bisogno di incoraggiamento e di una base da cui partire».
Nella Lectio Doctoralis ha ricordato i suoi concerti a Cremona: che legami ha con Cremona e la sua musica, e con Pavia e la sua musica? Ha mai suonato a Pavia?
«Purtroppo non sono molto aggiornato sull'ambiente musicale passato di Pavia, non avendo mai avuto occasione di tenervi concerti. Posso affermare però di essere un incondizionato amante della musica di Monteverdi e sono molto contento di avere contribuito a diffondere la passione per Monteverdi anche tra gli italiani».
I suoi prossimi impegni quando la riporteranno in Italia?
«Molto spesso. Ormai sono di casa in questo Paese: in questo periodo sono a Milano per una serie di concerti con l'Orchestra Filarmonica della Scala, e poi sicuramente tornerò a Pisa l'anno prossimo, per la seconda edizione del Festival 'Anima Mundi"».
Paolo Giorgi