Un noir per il ritorno del regista Tornatore


ROMA.Per un anno Giuseppe Tornatore ha mantenuto il silenzio. Non un particolare, non un'anticipazione sul film che lui, siciliano di Bagheria, un Oscar per «Nuovo Cinema Paradiso» nell'88, stava girando nella fredda e nordica Trieste. Non era un vezzo di regista, ma la voglia di proteggere una storia affascinante proprio perchè fitta di mistero. Ieri finalmente il sipario si è alzato su «La sconosciuta», sua nona prova e attesissima premiére alla Festa Internazionale del Cinema di Roma. È stato un successo, con un lungo e commosso applauso ad accogliere lui e il cast al completo: l'attrice rivelazione Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Pierfrancesco Favino, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti, la piccola Clara Dossena e il maestro Ennio Morricone, autore delle musiche. Mancavano solo Margherita Buy e Angela Molina. «Erano anni che avevo in mente questa storia, da quando lessi un articolo su una donna che con il marito faceva figli su ordinazione», esordisce Tornatore, assente dal cinema dalla «Malena» del 2000. «La sconosciuta» del titolo è una misteriosa donna ucraina, in una Trieste «che volutamente non deve essere riconosciuta», all'inseguimento di un doloroso passato, tra ricordi di violenza e prostituzione. Vuole un certo lavoro, un certo condominio, una certa famiglia. Perchè? Rivelare troppo vorrebbe dire rovinare il film a chi ancora lo ha visto. Già, perchè il bello di questo thriller noir, duro, per alcuni versi scioccante per i temi che tratta, ma sempre carico di emozioni, è il modo in cui Tornatore ha scelto di dipanare il mistero tassello dopo l'altro, in un crescendo hitchcockiano. «Non è un film di denuncia. Se uno sa qualcosa è meglio che faccia un esposto alla Procura», prosegue il regista. «Non mi sono neanche posto il problema di come trattare gli italiani o il pubblico in sala. Quello che mi attraeva era l'abitudine tipica del nostro tempo di delegare tutto agli altri, anche la cura degli affetti. Qualcuno dice che è un film diverso dai miei precedenti. Ci hanno visto riferimenti a Hitchcock e Tarantino. Quando giro non ne ho consapevolezza. Ma anche il mio primo film, 'Il camorrista", era duro e violento. In ogni caso non cercate l'assassino, perchè il colpevole qui è il sentimento». Eppure un cattivo, cattivissimo nella storia c'è: ha il volto di un Michele Placido completamente trasformato, perfido, nauseabondo e totalmente glabro, che si è divertito «a cambiar pelle in un personaggio scomodo».

Daniela Giammusso