Festival dei Saperi, è ancora polemica

PAVIA. La discussione sul Festival dei Saperi, nella seduta consigliare di lunedi sera, si è conclusa sui medesimi binari sui quali era stata avviata. Ossia la polemica, da parte dell'opposizione, e il consuntivo tracciato dall'assessore Borutti. I due piani si sono incrociati nel momento in cui l'assessore ha precisato che la documentazione trasmessa al consiglio comunale, e discussa nella seduta del 15 maggio scorso, conteneva un errore. Ma iniziamo dall'intervento dell'assessore alla cultura. La premessa è stata che il Festival ha comunque innescato un vivace dibattito.
L'assessore ha poi risposto a osservazioni e critiche mosse nella seduta consiliare di una settimana fa. Riguardo al confronti con il 'Si va per cominciare" di veltriana memoria, Borutti ha fatto notare che iniziative del genere, oggi, non sarebbero pensabili. Se Abbado, negli anni '70, donò un concerto negli spazi della Necchi, oggi i suoi concerti sono «in un circuito commerciale dai costi inarrivabili». Le opposizioni avevano biasimato l'orientamento politico (a sinistra) di buona parte dei relatori. L'assessore ha ribadito che sono stati scelti per le loro competenze. Sul caso Odifreddi, invece, è stata molto dura: «Odifreddi non ha detto cose di sinistra, ha detto una sciocchezza di cattivo gusto». La tutela dei beni monumentali, ha proseguito Borutti, passa anche per la valorizzazione della città che li ospita. Da ultimo, l'assessore si è soffermata sul capitolo 'correttivi per il futuro". Il coinvolgimento della città si potrà realizzare attraverso un comitato promotore, che includa anche Fraschini e università; il 'controllo di qualità" avverrà tramite un comitato scientifico. Dovranno essere intensificati i rapporti con i quartieri e «dovrà essere intensificata la valorizzazione dei luoghi della città e del territorio, dal centro storico, finora privilegiato, al Parco Visconteo, al Parco del Ticino, alla via Francigena».
Parlando dell'Istituzione, poi, l'assessore ha voluto fare una precisazione su un'incongruenza nel testo degli atti dell'Istituzione: «Si tratta di un errore nella trasmissione del testo dall'Istituzione all'ufficio consiglio comunale».
Il riferimento ha acceso l'interesse di alcuni consiglieri, tra gli altri Cristina Niutta (Forza Italia) e Irene Campari (gruppo misto). In estrema sintesi, e secondo l'opposizione, nel piano programma approvato in consiglio comunale il 15 maggio scorso sarebbe 'saltata" una pagina che faceva riferimento alla società 'Wam & Co" di Stefano Francesca. Perciò alcuni consiglieri avrebbero saputo dell'esistenza della società solo verso metà luglio, dopo avere letto i verbali dell'Istituzione Pavia Città dei Saperi.
Un particolare che non può che rendere ancora più velenoso il clima respirato nelle ultime settimane. Altre critiche, in consiglio, sono arrivate da Bruni (Forza Italia), Labate (An), Fracassi (Lega) ed hanno riguardato, ad esempio, il fatto che il Festival avrebbe dovuto costare al Comune 600.000 euro, poi aumentati di altri 400.000.
Le polemiche sull'organizzazione dell'evento, probabilmente, si protrarranno ancora. Anche se va sottolineato un dato di fatto importante.
Il consiglio comunale è la sede naturale per il confronto politico e per la critica.
Ma eventuali illeciti penali dovrebbero essere segnalati all'autorità giudiziaria. Tanto più da parte di chi riveste il ruolo e la funzione di pubblico ufficiale. Cosa che, al momento, non è ancora avvenuta. (f.m.)