Dopo il carcere, uomini senza un futuro

PAVIA. Dietro le sbarre il mondo cambia. Anche nella casa circondariale di Torre del Gallo. Può succedere solo in carcere che i mussulmani partecipino alla messa che celebra don Giuseppe Bossi, il cappellano. Quel sacerdote che scarica da Internet gli orari esatti per le loro preghiere e che, sorridendo, ci dice che «non so se a loro faccio un gran favore celebrando messa». E' una vita diversa quella di chi sta dietro a tutti quei giri di chiave, quei troppi giri di chiave di un istituto che, alla fine degli anni Ottanta, era stato pensato come un carcere ad alta sicurezza. Da Torre del Gallo non è mai scappato nessuno, infatti. E quella vita, oggi, cerchiamo di raccontarla un po' grazie al parlamentare pavese Francesco Adenti (Udeur).
La visita di Francesco Adenti (accompagnato da Roberto Omodeo Zorini e da Valter Mangiarotti) inizia intorno alle 10 del mattino e finisce quasi due ore dopo. Con gli uomini, in carcere, è difficile parlare. I detenuti ti guardano un po' come uno strano oggetto non ben identificato, che certo non cambierà il loro destino; gli agenti sono tenuti alla riservatezza. La formalità dei colloqui viene allora sorretta dai numeri. Quelli del carcere di Pavia sono chiarissimi: con una capienza massima di 430 ospiti, stato che lo rende al limite dalla vivibilità, oggi ha 2 sezioni chiuse grazie all'indulto, portando gli ospiti presenti a 270, con 110 detenuti che scontano una pena definitiva e altri 160 in attesa di giudizio (di vario grado). Solo 5 i semiliberi o semidetenuti. A fronte di questa situazione, un organico appena sufficiente: su 280 agenti previsti ce ne sono 215 assegnati di cui 36 distaccati in altre sedi. Il che significa turni durissimi, ferie quando si può, difficoltà serie per chi abita fuori provincia o persino fuori regione. A questo si aggiunga uno stato del carcere con evidenti segni di degrado: i soldi per la manutenzione arrivano con grande fatica, spesso si cerca di risolvere i problemi con interventi in economia, ma è come svuotare il mare con il cucchiaio. Camminando per i vari bracci del carcere, si nota come, rispetto ad altre realtà simili, gli spazi siano angusti, i corridoi stretti. Molte delle celle, infatti, sono state ricavate dopo la costruzione: una porta e via, ecco tre stanze dove c'era una sala per ricreazione.
Una situazione particolarmente drammatica è quella della sezione dei «protetti», come fa notare don Giuseppe Bossi: in cella per reati infamanti (pedofilia e violenza sessuale, di solito), non possono avere contatti con gli altri detenuti. Per loro ci sono poche possibilità di svago, tutto è più complesso e i pochi volontari e l'impegno del cappellano non bastano mai. Insufficienti gli educatori, soltanto un paio, lo psicologo ha un contratto ad ore. Di positivo, invece, c'è - almeno cosi appare dalla visita del parlamentare - la possibilità di seguire corsi di formazione (si diventa geometri, volendo), di partecipare ai lavori interni (la cucina, ad esempio), di frequentare la biblioteca, persino di guadagnare inserendo dati per una ditta informatica. Svaghi, alternativi alle quattro mura della cella, che come detto vengono negati ai «protetti». Un'impressione positiva viene dall'infermeria: un medico di guardia è presente ventiquattro ore su ventiquattro, ogni giorno ci sono le visite, è disponibile la strumentazione radiologica ed ecografica. Insomma, fatte salve le urgenze più gravi, l'assistenza è garantita. Ancora alto, purtroppo, il numero dei sieropositivi o dei malati di Aids. I medicinali più somministrati, anche qui nulla di inedito, sono antidepressivi e antinfiammatori.
Ma il vero problema del carcere, non manca mai di rilevare don Giuseppe (che ha un suo ufficio segnato dall'umidità, freddo come una cantina), è fuori dal carcere. «Si dovrebbe cambiare la mentalità dei pavesi - ci dice - perché quando un detenuto cerca di reinserirsi non trova molto sostegno, deve prima di tutto nascondere il suo passato». La lezione è, anche qui, sempre la stessa. A cosa mai servirà un indulto se, tra qualche anno, chi è uscito per legge tornerà a varcare le cento porte di Torre del Gallo? (r.c.)