Uccisa dal camion, via al processo
PAVIA.Per lei fu una morte orribile, schiacciata dalle ruote del camion. Ma terribile fu anche il dolore dell'autista che giurò e spergiurò di non averla vista e di aver regolarmente svoltato a quell'incrocio. Ma della sua colpa è convinta la procura della Repubblica che ne ha chiesto il rinvio a giudizio con l'imputazione, appunto, di omicidio colposo. Di questo reato risponderà in aula, giovedi mattina, Cesare Genco, cinquantasettenne di Mortara, difeso dagli avvocati Giampiero Berti di Sannazzaro e Marco Branzoli. Non c'è stata costituzione di parte civile anche perché i parenti della vittima, Rosa Barberini - che all'epoca dei fatti, il 7 settembre del 2004, aveva 73 anni - sono stati comunque risarciti dalla Toro Assicurazioni.
In Tribunale, dunque, si discuterà certamente della responsabilità dell'automobilisti, ma anche di altri due elementi che sono, purtroppo, sempre rimasti sullo sfondo: la pericolosità dell'incrocio tra via Tasso e viale Bligny, scenario di un altro, analogo incidente mortale (avvenuto l'anno precedente), e la possibilità per gli autisti dei camion, in questi incroci, di notare o meno la presenza di ciclisti.
Se, dunque, il pubblico ministero sosterrà, come indicato nel capo d'imputazione, che Cesare Genco, per colpa e negligenza abbia mantenuto una condotta pericolosa, pur rispettando il semaforo rosso «riprendeva la marcia svoltando a destra senza essersi assicurato che non ci fosse pericolo per altri utenti della strada», dall'altra i difensori sosterranno quello che, in prima battuta, era parso evidente: era quasi impossibile notare la ciclista.
All'epoca dei fatti, in quel pomeriggio del 7 settembre, la ricostruzione fu appunto di questo tipo. Un testimone raccontò che il camion condotto da Genco era fermo al semaforo rosso, in via Tasso, sul ponticello che attraversa il Naviglio. In quel momento sopraggiungeva in bicicletta Rosa Barberini che, a sua volta, si fermava. Scatta il verde, il camion riprende la marcia, «chiude» sulla destra, la donna si trova in difficoltà, perde l'equilibrio, forse si spaventa, cade. E viene schiacciata dalle ruote. Fatalità? Oppure l'autista prima di iniziare la manovra di svolta, doveva verificare meglio sulla sua destra? Sarà proprio questo l'oggetto del processo.