«Chi può ci aiuti. E il Duomo risorgerà»
VOGHERA. Quattro secoli fa un anonimo operaio posava la prima pietra della collegiata di San Lorenzo, il duomo dei vogheresi sorto su una delle prime pievi nate nella pianura romana cristianizzata. Ieri una folla di autorità si è data appuntamento nella sala d'onore del Comune per decidere come restaurare il monumento simbolo della città. Per mesi docenti e giovani neolaureati dell'Università di Genova e del Politecnico di Torino hanno esaminato il duomo mattone per mattone. Ora c'è la diagnosi.
Una diagnosi dai due volti: il primo, quello tranquillizzante, è che il campanile, la parte più 'malata" del duomo, non corre rischi di crollo. Il secondo, quello più problematica, è che i restauri sono urgenti oltre che necessari. E molto costosi. Per riportare in salute la torre campanaria servono 300mila euro, per il corpo della chiesa, invece, ne servono molti di più: almeno 2 milioni di euro per frenare le infiltrazioni d'acqua dal tetto, consolidare le struttre, restaurare gli affreschi. Una parte (piccola) dei fondi è già disponibile: il 'Comitato per il duomo" ha sollecitato i vogheresi singoli, Comune e (soprattutto) fondazione Cariplo hanno messo la parte maggiore. Risultato: i lavori al campanile possono partire, quelli agli affreschi sono in corso. Restano da trovare i due milioni di euro per gli interventi in agenda per il prossimo anno. E tanto il vescovo Martino Canessa quanto il parroco don Gianni Captini hanno fatto appello alla città dall'aula del consiglio comunaloe. «E non è un caso che questo incontro si svolga qui - ha commentato il sindaco Aurelio Torriani a fianco del prefetto Vincenzo Macri -. E' il segnale che la città pronta a fare la sua parte per il monumento simbolo di Voghera. E non è un caso nemmeno che il duomo sia stato inserito nell'accordo di programma per l'asse culturale attrezzato, il piano più ambizioso dell'amministrazione». «Grazie a chi ci ha appoggiato e ha promesso di continuare ad appoggiarci», ha aggiunto il vescovo Canessa voltandosi, significativamente, verso il senatore Giovanni Azzaretti, in aula consiliare a rappresentare la fondazione Cariplo. «Grazie a quanti parteciperanno - ha concluso don Captini -. Non stiamo chiedendo soldi: stiamo chiedendo l'impegno di tutta la comunità per trovarli. Nei secoli scorsi quando si costruiva una grande cattedrale, i fedeli portavano un sasso alla mesa della domenica per ingrandire il cantiere: oggi che il duomo deve essere restaurato, riprendiamo questo metodo: un sasso, un piccolo aiuto da parte di tutti, per aiutare il simbolo della città». Un simbolo che ha bisogno, innanzi tutto, di essere consolidato. Il riassunto degli interventi necessari è stato presentato da Massimo Corradi, responsabile scientifico dell'equipe che ha compiuto lo studio preliminare e si prepara ad avviare i restauri. I problemi della torre campanaria sono legati essenzialmente al distacco della 'camicia" esterna di mattino dalla struttura portante. Distacco nel quale hanno avuto un ruolo interventi più antichi: i lavori di consolidamento con iniezioni di cemento compiuti nei primi decenni del Novecento, semplificando, hanno aggiunto alla struttura del campanile elementi 'rigidi" che ora si stanno fessurando. L'intervento risolutivo consisterà essenzialmente nell'eliminazione del materiale aggiunto e nella sostituzione (mattone per mattone) degli elementi usurati. Nel corpo della chiesa, invece, sarà necessario eliminare le fessurazioni della copertura attravreso le quali l'aqua si infiltra danneggiando il complesso di affreschi e decorazioni.