Fotoreporter italiano rapito dai talebani

ROMA. E'stato rapito dai talebani sulla strada per Kandahar il giornalista italiano di cui ieri si erano perse le tracce. Gabriele Torsello, free lance pugliese esperto in zone di crisi, era in Afghanistan da un anno per documentare le drammatiche condizioni di vita di un paese dove la guerra sembra eterna. Un gruppo di uomini armati lo ha sequestrato ieri mattina. «È nelle nostre mani, è una spia», ha detto al telefono uno di loro.
La scomparsa di Gabriele Torsello, giovane fotografo originario di Alessano, provincia di Lecce, ma da tempo trapiantato a Londra, era stata annunciata nel primo pomeriggio dal sito di Peace Reporter e mentre erano già in corso le verifiche della Farnesina. La conferma che si trattava di un sequestro è arrivata intorno alle sette di sera quando l'agenzia di stampa afghana Pajhwok - e poco dopo la Reuters - hanno tentato di contattare Torsello sul suo cellulare. All'apparecchio ha invece risposto la voce di un uomo che in lingua locale, e in tono concitato, ha detto: «Siamo talebani. Abbiamo rapito lo straniero che accusiamo di essere una spia». Nei minuti successivi dall'utenza di Torsello è partita un'altra chiamata, stavolta diretta all'ospedale di Emergency a Lashkargah. Pochi e drammatici secondi di conversazione, bruscamente interrotta, in cui lo stesso Torsello ha detto di essere stato portato via da un gruppo di persone. «Non so dove mi trovo. Spiegate loro che ho buone intenzioni e che sono di fede musulmana».
Quali fossero stati gli spostamenti di Torsello negli ultimi giorni non è ancora chiaro dal momento che il fotoreporter non aveva contatti costanti con una specifica testata. Per il momento sembra che fosse in viaggio da Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale di Helmand, a Kandahar in compagnia di un afgano che risponde al nome di Gholam Mohammad. Secondo il racconto di quest'ultimo, a fermarli lungo il cammino sarebbero stati cinque uomini armati. Maso Notarianni, direttore di Peace Reporter, ha confermato che Torsello era a Lashkargah «fino a giovedi mattina». «È una città dove vige un accordo in base al quale fino a mezzogiorno il territorio è controllato dall'esercito regolare e dopo dai talebani», ha detto Notarianni aggiungendo che nel pomeriggio dello stesso giorno Torsello è stato fermato dalla polizia a Kandahar mentre scattava foto in un bazar. «Doveva prendere un autobus per tornare a Kabul, ma nella capitale non è mai arrivato», ha detto poi il responsabile di Peace Reporter lasciando supporre che il rapimento sia piuttosto avvenuto sulla via del rientro, e dunque nella notte fra giovedi e venerdi.
Ciò che è certo è che le autorità militari italiane presenti in Afghanistan avevano sconsigliato Torsello dal recarsi a Kandahar proprio per la pericolosità dell'area, che da tempo è teatro di pesanti scontri fra talebani e forze Nato e anche fra gruppi di guerriglieri locali. Una zona di guerra, zeppa di finti posti di blocco, dove il rischio è massimo e dove proprio ieri mattina si era registrato un violento agguato costato la vita a due soldati del contingente Nato e il ferimento di altri tre.
Gli scontri a terra e i raid aerei, però, non sono bastati a far desistere Torsello. Una settimana fà l'ultima chiamata a casa della madre. «Ci ha detto che stava bene, tutto qui» racconta in ansia la signora Vittoria mentre si aspetta che l'intellingence stabilisca il primo contatto.