Visita fiscale: lo convocano, ma è morto

BRESSANA. Perseguitato da una burocrazia insensibile e assurda. Perseguitato più da morto che durante la sua brevissima vita. Perseguitato con una disumanità burocratica che ad ogni lettera, a ogni raccomandata, rinnova i dolore dei genitori, dei fratelli, dei parenti. E' la triste storia di Diego Capellini, morto nel febbraio scorso a soli 17 anni, stroncato dalla leucemia. L'ultima beffa è giunta l'11 ottobre: l'Asl lo ha convocato per una visita fiscale. Da morto.
La storia di Diego è paradossale, ma drammaticamente vera. La racconta Adolfo Vir, lo zio. «Diego era un ragazzo d'oro. Nonostante la sua giovanissima età, aveva saputo affrontare la terribile malattia con dignità. Eppure i cicli di cure erano terribili, e spesso doveva saltare la scuola. Nelle ultime settimane di vita, per non gravare sulla famiglia, aveva deciso di chiedere una pensione di invalidità all'Asl. Ma è morto l'11 febbraio senza veder accolta la sua richiesta. Non ha avuto neppure la soddisfazione di leggere le spiegazioni dell'ente sanitario: sono arrivate tardi». E' stata la prima zampata brutale della burocrazia contro Diego e i suoi parenti. La raccomandata dell'Asl è giunta a casa Capellini il giorno dei funerali: l'ente sanitario rifiutava la pensione. La commissione medica aveva appurato che il ragazzo di Bressana era effettivamente malato, ma gli mancavano altri requisiti. «Il giorno dopo i funerali siamo andati all'Asl a chiedere quali fossero questi requisiti - prosegue lo zio - Ci hanno risposto che Diego non aveva frequentato regolarmente la scuola. Ma come avrebbe potuto farlo se i cicli di terapia lo tenevano all'ospedale per settimane, e poi lo lasciavano in uno stato di prostrazione fisica anche a casa? L'Asl aveva chiesto comunque una copia della cartella clinica, che avevamo lasciato negli uffici: ma loro non l'hanno neppure aperta». E la burocrazia si è messa in moto. Subito e in modo drastico. «Poche settimane dopo la scomparsa di Diego, hanno subito tolto gli assegni familiari al padre - conferma Adolfo Vir - Evidentemente l'Inps e altri uffici pubblici avevano preso atto della morte di Diego. Stavamo cercando di metabolizzare il grande dolore che avevamo provato, quando è arrivata la nuova doccia fredda». Sotto forma di un'altra raccomandata dell'Asl. Anche questa, per un perverso scherzo del destino, arrivata il giorno 11: a otto mesi esatti dalla morte di ragazzo. «La S.V. - si legge nella missiva burocraticamente elaborata - è invitata a presentarsi munita con un valido documento di identità, tessera sanitaria...presso la Commissione per l'accertamento degli stati di invalidità civile il giorno 3 novembre alle ore 9.15». E ancora in un crescendo che sfiora il grottesco se non fosse drammatico e fondamentalmente triste: «Qualora la S.V. non si presenti senza giustificato motivo, verranno sospese le provvidenze economiche...». Già fatto. Purtroppo. La malattia aveva fatto il suo corso senza attende gli esiti delle perizie sanitarie. «La postina che ha consegnato la lettera voleva quasi scusarsi - afferma lo zio che non usa mai toni forti anche se ne avrebbe probabilmente i motivi - ma non è certo colpa sua. Per fortuna la mamma di Diego non c'era quando è arrivata la raccomandata dell'Asl, è a Roma da alcuni parenti, e quindi si è risparmiata questa nuova incredibile ferita». I parenti sono attoniti: la burocrazia non si arrende. Un'accanimento dell'assurdo. Con questo finale di partita che lascia un sapore amaro in bocca anche in chi l'ascolta e prova a raccontarlo. «All'Asl, il giorno dopo i funerali - chiude lo zio - avevamo parlato con un funzionario. Gli avevamo detto che Diego non c'era più. Perchè non lo hanno scritto da qualche parte»?