L'ombra della cocaina sulla morte di Peregalli


VOGHERA. Potrebbe essere stata un'overdose a stroncare Roberto Peregalli, il 52enne vogherese trovato morto nel piazzale del cimitero di Oggiona S. Stefano, un paesino a 15 km da Varese. Nel sangue del pregiudicato sarebbero state rinvenute tracce di cocaina. Peregalli era un uomo in fuga, latitante dal 2003 dopo la condanna definitiva per spaccio di stupefacenti inflittagli dalla Corte d'appello di Milano.
Dopo il riconoscimento del cadavere, grazie alle impronte digitali, carabinieri e procura di Busto si sono trincerati nel silenzio. Nessun commento da parte del pm Paolo Bargero, il magistrato che coordina le indagini (e che, ironia della sorte, nell'estate del 2005 ha lavorato per alcuni mesi alla procura di Voghera, la città di origine dell'oggetto dell'inchiesta), nè dai vertici provinciali dell'Arma. Gli inquirenti si sono chiusi a riccio, nel timore che fughe di notizie possano complicare ulteriormente un lavoro investigativo già delicato e complesso. Delicato, anche in considerazione del calibro del personaggio Peregalli, una carriera criminosa con precedenti per rapina e spaccio di droga, fino all'episodio chiave di 4 anni fa, quando venne catturato dalla polizia in un lussuoso appartamento di Cannes, mentre faceva da guardaspalle al boss della 'ndrangheta, Luigi Facchineri. Complesso, poichè non sono molti gli elementi in mano agli investigatori per risalire a chi ha scaricato il cadavere davanti al cimitero di Oggiona e ricostruire cosi il contesto in cui si stava muovendo Peregalli e in cui è avvenuta la sua morte. Il 52enne vogherese era un uomo in fuga dalla legge, dalle condanne definitive che lo avrebbero ricondotto in carcere. Ma cosa faceva nel Varesotto? Perchè si trovava li? E perchè chi era in sua compagnia si è sbarazzato in fretta e furia del cadavere? La pista dell'omicidio sembra definitivamente tramontata, sia per l'assenza di tracce evidenti di violenza sul corpo, sia perchè è plausibile ritenere che l'eventuale assassino avrebbe cercato di occultarlo, anzichè lasciarlo in bella vista nel piazzale di un cimitero. Una delle certezze, per ora, è che il decesso risale ad almeno 24 ore prima del ritrovamento; l'altra è che Peregalli indossava il pigiama. Il che non stona con l'ipotesi di una morte per overdose avvenuta in un ambiente domestico (l'uomo di sicuro aveva dimestichezza con la droga), anche se gli investigatori non scartano altre possibilità. Come quella di un malore improvviso durante un rapporto sessuale: la partner di Peregalli (la sua compagna abituale o il frutto di un incontro occasionale?) l'avrebbe rivestito con il pigiama per poi caricare il cadavere sull'auto e disfarsene nel modo che conosciamo. Un'impresa che però difficilmente una donna potrebbe aver compiuto con le sue sole forze. Carabinieri e procura attendono ulteriori riscontri dall'autopsia; dopodichè si avranno dati più precisi su cause e momento esatto del decesso.

Roberto Lodigiani