Edimes, la resa dei conti a Jesi
PAVIA. Seconda trasferta stagionale per l'Edimes che fa rotta su Jesi in un incrocio classico per la LegaDue. Tra due franchigie storiche del torneo, stavolta chiamate a recitare a ruoli invertiti. Perché i marchigiani hanno spesso messo la testa avanti rispetto a Pavia e nel 2003-2004, l'anno di Malik Dixon sul Ticino, addirittura conquistarono l'A1 ai play off con un secco 3-0 su Bologna. Che al primo turno si era sbarazzata con l'identico punteggio proprio dell'Edimes. Risale a quella stagione l'unica vittoria pavese al PalaTriccoli: si giocava l'ultima partita della fase a orologio e Bellina e soci si imposero 83-89 (successo jesino 97-90 invece in campionato). Nella stagione regolare Pavia non ha invece mai vinto a Jesi. Dove al contrario ha collezionato due scoppole clamorose: fini 111-85 nel 2001-2002 e 83-58 nel 2002-03. Ma anche l'88-71 della scorsa stagione fu l'espressione di una partita tutta giocata sott'acqua.
Jesi dall'estate scorsa non ha più il patron Alfiero Latini, titolare del marchio Sicc, al timone; Pavia, al contrario, ha allungato la continuità societaria e - pur senza sfracelli alla voce bilancio - punta al rilancio. E gli ingaggi di coach Martelossi e del play Stanic sono stati due colpi di livello altissimo nella categoria. Ribasso anche alla voce abbonamenti per Jesi (da 1300 agli attuali mille), mentre Pavia ha solo sfiorato quota 800 probabilmente perché - dopo due stagioni deludenti a livello ambientale e di risultati - il coefficiente di scetticismo da abbattere era alto. Domenica dalla palla a due in poi queste saranno solo chiacchiere, ma alla vigilia pesano eccome. Come non può non pesare il dato che vede i marchigiani ultimi nei rimbalzi totali (23.5 a partita) e in quelli offensivi (appena 5 in due gare), mentre Pavia è il team dominante nell'area altrui (14 di media) e il terzo nel computo totale (38,5).
«La freccia di Pavia sale e quella di Jesi scende? Già, ma domenica le due frecce si incontrano ed è li che viene il difficile», filosofeggia coach Martelossi reduce dalla doppia seduta di lavoro del giovedi e da una settimana il cui prodotto finale deve essere un altro passo avanti. Rotazioni e minutaggi che coinvolgano in modo più ampio la rosa sono il prossimo obiettivo del coach friulano. «Io penso che la piazza alla fine pesi - continua Martelossi - e a Jesi c'è una grande tradizione di pubblico e di squadre solide. Anche se va riconosciuto che quest'anno hanno fatto più scommesse del solito».
Dalla cittadina che ha dato i natali a Federico di Svevia (nipote del Barbarossa e figlio di Enrico IV e di Costanza d'Altavilla) e a Roberto Mancini - la buttiamo li, anche se c'entrano come i cavoli a merenda - i patiti del basket vi spiegheranno che quegli azzardi in sede di mercato - per altro giustificati da un budget ridotto - portano i nomi degli esterni statunitensi Rush e Stanton addizionati a una rosa senza picchi quanto a centimetri e tonnellaggio. Martelossi anche qui è prudente: «In trasferta ci vuole sempre attenzione sui particolari. La quantificherei in un 15% in più rispetto ai match interni. E per tornare all'argomento 'rimbalzi", siamo andati bene contro Sassari e Rieti perché abbiamo analizzato a fondo la questione. E lo abbiamo fatto anche stavolta. Indipendentemente dalla propensione altrui». Perché se il duello d'area vai in campo pensando di averlo già vinto...