Aggredito e preso a pugni per strada


PAVIA.Dieci minuti di paura, di vera paura, per un diciannovenne di Pavia, Marco, e per la madre, letteralmente aggrediti in mezzo alla strada da un altro giovane per una banale questione viabilistica. Ieri mattina, assistito dall'avvocato Claudia Sclavi, il ragazzo ha presentato una formale denuncia ai carabinieri chiedendo che l'aggressore, al momento sconosciuto, venga identificato. Una vicenda che certamente avrà risolti penali (le lesioni subiti da Marco) e civilistici (i danni provocati alla macchina, diverse centinaia di euro, e quelli morali).
«Non gli ho detto una parola, neppure una parola...», esordisce il ragazzo nel ricostruire la storia, quei cinque, forse dieci minuti in cui gli è sembrato di essere finito in un pessimo film di serie sulla violenza giovanile. Marco, è il pomeriggio di qualche giorno fa, sta tornando a casa insieme alla madre. Lui è alla guida della sua Peugeot 607 e sta percorrendo lentamente viale Cremona. Mancano quindici minuti alle tre del pomeriggio. Una Fiat «Grande Punto» inizia la fase di sorpasso abbastanza velocemente: durante la manovra si affianca eccessivamente e rompe lo specchietto retrovisore esterno della Peugeot. Marco ovviamente se ne accorge, suona il clacson per farsi notare, fa gli abbaglianti, insomma cerca di far accostare la Punto. In prossimità del supermercato, quasi all'angolo con via Amendola, la Fiat si ferma. Dall'auto sbuca un giovane che Marco alla polizia giudiziaria descriverà più o meno cosi: «Robusto, alto circa un metro e ottantacinque, capelli scuri e lunghi, assomigliava all'attore Lorenzo Lamas, camicia di colore chiaro, occhiali da sole». Beh, insomma, questo bel giovane che assomiglia ad un attore, non dice una sola parola, ma sferra un pugno, e poi un altro ancora contro il finestrino laterale della Peugeot fino a incrinarlo, prende a calci la portiera, la apre e colpisce, ancora a calci, le gambe di Marco. Infine, mentre il ragazzo cerca di proteggersi, chiude la questione sferrandogli un pugno in pieno volto. Poi si gira sui tacchi, risale in macchina (dove ci sono degli amici, un giovane e una giovane) e se ne va. L'aggressore non ha detto una sola parola: «Forse era sotto l'effetto di qualche sostanza», ipotizza Marco. Sta di fatto che si ritrova con una prognosi di dieci giorni e la macchina danneggiata. E un numero di targa. Da quel numero la polizia giudiziaria potrà risalire al proprietario della Fiat Punto e, subito dopo, al conducente.

Filiberto Mayda