Villa Maria, la strada dimenticata
PAVIA.C'è una casa nella parte alta di via Sora al confine col parco del Ticino, e c'è un bosco a ripararla da sguardi furtivi. A dirla tutta più che un bosco assomiglia alla selva oscura di Dante (roba da brividi andarci quando cala il sole) e la villa che si intravede al suo interno ricorda la scenografia di un film horror, alla Blair Witch Project per intenderci: soffitti che cadono a pezzi, muri sventrati, calcinacci, vetri e altri materiali taglienti nascosti tra le erbacce che divorano la casa. Non è sempre stato cosi, una volta Villa Maria (come ogni villa padronale che si rispetti ha anche un nome) era un bell'edificio di fine Ottocento, un 'azienda agricola con tanto di case per salariati, stalle e un terreno di circa 10 mila metri quadrati. Poi vent'anni fa è stata abbandonata e con costanza, nel tempo, è stata depredata, saccheggiata di tutto quello che conteneva, comprese le travi di legno del soffitto, i camini, le porte; si sono portati via pure le inferriate. Oggi rimane la struttura (e qualche suo abitante clandestino) a gravare sugli abitanti della zona, una trentina di famiglie che da anni si battono perché il Comune le ascolti. Questa parte di via Sora potrebbe essere un gioiellino, invece, per chi arriva dalla strada principale l'accoglienza non è delle migliori. Si accede da una strada molto stretta con un unico senso di marcia, asfaltata da neanche cinque anni e non ci sono parcheggi, non c'è nemmeno un buco dove poter lasciare l'auto se si viene a trovare un amico. La situazione degenera se si percorre la via fino in fondo, fino ai confini con Villa Maria e il bosco. Due lampioni non funzionano, e l'Asm non si è ancora presa la briga di venire ad aggiustarli. Nessuno che abbia mai pensato allo sfalcio dell'erba, mentre la raccolta differenziata qui non sanno nemmeno cos'è, c'è un solo cassonetto della spazzatura buttato in mezzo alle erbacce, e tutto intorno sporcizia: sacchetti di plastica, cartacce e perfino ombrelli sventrati. E come se non bastasse, la sera c'è da aver paura a venire fin qui a gettare i rifiuti, perché ci bazzicano gli extracomunitari, quelli clandestini in cerca di un tetto sotto cui dormire. «Per fortuna - racconta uno degli abitanti - non abbiamo mai avuto casi di aggressione e delinquenza, ma è capitato più volte, di imbatterci tardi in qualche 'brutta faccia", e vi assicuro, non è mai piacevole».
Presto qualcosa cambierà. La casa padronale insieme alle dependance dovrebbero trasformarsi in un nuovo complesso edilizio e in una residenza per anziani, come diceva il lascito testamentario del 1986. Tutto intorno il bosco dovrebbe diventare un bel parco, con tanto di pista ciclabile e percorso vita per gli sportivi.
Chiara Argenteri