Casini: test antidroga a tutti i parlamentari
ROMA. Antidoping obbligatorio ai parlamentari? Dopo il blitz a sorpresa delle «Iene», la caccia ai tossicodipendenti di Montecitorio alimenta perfino un dibattito politico. A rinfocolare la questione è infatti stato ieri niente meno che Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc ed ex presidente della Camera. E si scatena persino la corsa all'autocertificazione.
«I cittadini italiani hanno il diritto di sapere se i parlamentari che hanno eletto sono tossicodipendenti o meno. Per questo - annuncia - sto elaborando una proposta di legge per introdurre il test obbligatorio per tutti i parlamentari». Insomma al Parlamento come al Giro d'Italia. Dopo ogni votazione test a sorpresa delle urine?
Casini non ha dubbi. «Come un pubblico ufficiale, o un pilota di aerei, anche un parlamentare deve sottoporsi a questo tipo di esami, perché questo palazzo deve essere una casa di vetro». A suo sostegno si schiera Roberto Formigoni, che anzi propone di estendere i test anche ai presidenti di Regione. Ma il mondo politico si divide. In molti, soprattutto nel centrodestra, e in particolare in An, si dicono d'accordo con Casini. Qualcuno, come la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni chiede che i test siano non solo obbligatori, ma anche «a sorpresa». Proprio come avviene nei dopo-partita calcistici. Ad avere dubbi è però Gianfranco Fini che avanza il sospetto che l'obbligatorietà contrasti «con le leggi che riguardano la privacy». Qualcuno, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, avverte che la proposta è semplicemente anticostituzionale.
Ma intanto c'è chi è pronto a sbandierare il proprio certificato. A vincere la corsa all'ambulatorio è stato l'Udc Carlo Giovanardi che alle sette di sera si presenta in sala stampa della Camera sventolando le sue analisi: negativo. Nelle ultime 36 ore non ha assunto «cocaina, amfetamine, metadone, derivati della cannabis, benzodiazepine, barbiturici e antidepressivi triciclici». Gabriella Carlucci (Fi) annuncia che si sottoporrà agli «esami tossicologici» stamattina.
Insomma il sasso lanciato dalle «Iene» sembra aver provocato un piccolo tsunami nel Parlamento italiano. Il Garante della Privacy sottolinea intanto di non aver applicato nessuna censura alla trasmissione Tv, ma semplicemente di avere impedito l'uso di «notizie rubate sulla salute delle persone». Un fatto, specifica Francesco Pizzetti, che è semplicemente illecito. C'è però anche chi, come Fiorello, osserva: «I politici sono stati tutelati. Ma come mai, con la droga, io, Lapo e tanti sportivi siamo stati sbattuti in prima pagina?».
Andrea Palombi