Fini liquida il Secolo d'Italia
ROMA.«Lo voglio dire con chiarezza: il giornale, cosi com'è, non ha più ragione di esistere. Se voi sapeste quanti soldi costa al partito, pensereste come me che questi soldi sarebbe meglio spenderli in modo diverso». Cosi il leader di An Gianfranco Fini, chiudendo ieri il suo intervento all'assemblea nazionale del partito, ha condannato a morte il «Secolo d'Italia», organo ufficiale prima del Msi e poi di An.
Per Fini un partito che si candida a diventare «motore» e «trainante» di tutto il centrodestra, deve ripensare la sua capacità di comunicare all'esterno. «Io penso a diverse soluzioni, magari - sottolinea Fini - a una fondazione o a una rete di fondazioni, non si può chiedere di iscriversi al partito e lavorare con noi».
An si appresta alla sua seconda svolta, dopo «Fiuggi», una «Fiuggi 2» che dovrebbe coincidere con la rifondazione di un'identità di destra.
«Alla fine saremo tutti d'accordo con Gianfranco Fini e diventeremo finiani per necessità. Non certo per una scelta fatta col cuore» dice uno delle direzione esprimendo un sentimento diffuso nel partito.
L'assemblea nazionale si chiuderà oggi. Gli occhi sono puntati su Fini ma anche sul «dissidente» Francesco Storace che ha già espresso critiche, più o meno velate e severe, all'agenda che il presidente di An ha intenzione di presentare all'assise del suo partito. Nel documento, preparato da Silvano Moffa e Adolfo Urso per conto proprio di Fini, ci sono la volontà e il progetto di modernizzare An per ottenere cosi un'ammissione senza riserve nel Partito Popolare Europeo. Un obiettivo accarezzato da lungho tempo, anche se in modo discreto, da parte della classe dirigente di via della Scrofa.
Francesco Storace, che guida la componente di destra (nata da una mini scissione della «destra sociale»), sarebbe sicuro di raccogliere intorno a sè molti dei quadri che non digeriscono la scelta del leader di cancellare il passato missino per poi arrivare ad un ulteriore strappo: la nascita di un nuovo partito politico. L'ex governatore del Lazio e i suoi «fedelissimi» sarebbero infatti pronti ad opporsi con ogni mezzo a un'eventuale cancellazione della fiamma dal simbolo di Alleanza Nazionale.