Sindaci rossi in rivolta: tagli insostenibili
ROMA.«Il governo aprirà un tavolo di confronto con Comuni, Regioni e Province sulla Finanziaria». Lo annuncia Vannino Chiti, ministro dei Rapporti con il Parlamento e delle Riforme. Poi aggiunge: «Nella Finanziaria ci sono aspetti critici che riguardano i Comuni e bisogna vedere se è possibile ridurre il peso della manovra che grava su di loro».
Merito dei sindaci delle grandi città, tutti del centrosinistra, che scendono in campo attaccando il governo senza mezzi termini. Pesa, sul piano politico, anche che Cofferati, Chiamparino, Veltroni, Domenici, oltre che espressione del centrosinistra siano rappresentanti dei Ds? La coincidenza non sfugge, i malumori della Quercia sulla manovra passano di qui ed è per questo che si decide di riaprire un confronto «vero» dopo che quello di routine si era concluso con un niente di fatto.
«Se la Finanziaria non cambia - dice Sergio Chiamparino, sindaco di Torino - portiamo le chiavi del Comune a Palazzo Chigi». «Serve un confronto serio e vero - dice Sergio Cofferati, sindaco di Bologna - perché siamo di fronte a uno scenario insostenibile per noi, con il rischio di una penalizzazione strutturale». «Emergono moltissime cose che non vanno bene - dice Walter Veltroni, sindaco di Roma - e complessivamente ci sono dei tagli nei trasferimenti agli enti locali che mettono a rischio i servizi nella loro quantità e qualità».
Una levata di scudi che non lascia indifferente il governo. Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali, è stata la prima a indicare «criticità» in Finanziaria per gli enti locali. Ora insiste sulla necessità di cambiamenti: «Si è avviato un iter parlamentare nell'ambito del quale alcuni punti critici, come quello rappresentato dagli enti locali, potranno essere migliorati. Ci incontreremo con gruppi e maggioranza per vedere quali misure introdurre per rendere sostenibile la riduzione dei trasferimenti agli enti locali per non costringerli a mettere imposte che comunque graverebbero sui cittadini».
«Un aumento delle tasse non si può escludere», ammette Leonardo Domenici, presidente Anci e sindaco di Firenze. Cosi a fianco dei Comuni si schiera anche Michele Ventura, che ha un passato di amministratore proprio al Comune di Firenze e alla Regione Toscana, e che della Finanziaria sarà relatore alla Camera. «C'è la consapevolezza - dice - che quello degli enti locali è un problema su cui si dovrà riflettere. Nell'Ulivo c'è una totale condivisione dell'impianto della manovra. L'unica questione che ha trovato larga eco e su cui si dovranno dare risposte un po' più forti è quella dei trasferimenti agli enti locali».
Non ci sono solo i sindaci sul piede di guerra. «Si tratta di recuperare rapidamente un vulnus istituzionale e politico che si è ancora una volta verificato nella stesura della legge Finanziaria», dice Giovannelli, presidente di Legautonomia.
E aggiunge: «Si tratta di una manovra di una pesantezza tale da suscitare in noi profondo allarme e preoccupazione». Pesantezza rilevata anche dalle Province: «La Finanziaria - dice Fabio Melilli, presidente Unione province italiane - ci costa 670 milioni di euro. Una cifra non sostenibile».
Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, fa anche esempi concreti sul peso dei tagli imposti dalla Finanziaria alle Regioni: «Prima della Finanziaria - dice - eravamo in grado di accedere a mutui per oltre due miliardi di euro, ora il taglio deciso dal governo riduce questa cifra a 950 milioni. Cosi si strangolano gli investimenti».