E la banca restituisce i soldi al Villoresi


PIEVE PORTO MORONE. Super-interessi, ora la banca restituisce i soldi al Villoresi. Dopo la rinuncia alla delega al bilancio del consigliere, Bruno Bagarotti, e l'addio del presidente Alessandro Capelli, continuano i colpi di scena. E fra i conti aggrovigliati dell'ente escono sorprese a non finire. Come un istituto di credito che si accorge che forse aveva un po' esagerato con la percentuale richiesta su un fido (13,25 per cento di interesse più commissioni), si 'ravvede", e riliquida 222 mila euro.
La storia si ricostruisce da una lettera mandata dallo stesso Bagarotti al revisore dei conti del Villoresi, Ernesto Pollini. Il quale già, in precedenza, aveva rimarcato i tanti, troppi pasticci nei numeri dell'ente. Secondo il revisore dei conti «il fido concesso di tre milioni di euro, acceso e rinnovato con la Banca popolare italiana inizia nel 2006».
Questo è in aggiunta a quello ordinario, pari ad un milione e mezzo di euro, che corrisponde a buona parte del valore delle cartelle esattoriali. In pratica la cifra totale rappresenta il credito della banca in rapporto alle cartelle in attesa dell'esazioni delle bollette pagate dai contribuenti e ai lavori in corso. L'operazione fu avviata nel 2005 dall'allora presidente Mario Vigo, per poi essere avvallata dal nuovo, Alessandro Capelli nel giugno 2006. E qui c'è il primo inghippo, secondo Bagarotti. Perchè la banca, tesoriere dell'ente, fa sottoscrivere due diversi moduli di richiesta per lo stesso fido. Il primo, relativo alla somma iniziale di un milione e mezzo di euro, continua a prevedere un tasso del 3 per cento, assolutamente nella norma. Ma per la seconda tranche del medesimo fido, gli altri 3 milioni, vengono firmati due moduli di tasso: uno uguale al precedente (3 per cento), mentre il secondo 'schizza" inspiegabilmente al 13,50 per cento. Più commissioni. «Perchè - si chiede il membro del cda con ex delega al Bilancio - ci sono due moduli differenti, di cui l'ultimo applica un tasso di apparente usura?». A questa domanda, il revisore dei conti Pollini rispondeva che «il fido concesso di 3 milioni rinnovato con la Bpi è in aggiunta a quello ordinario pari ad un milione e mezzo di euro» con tutte le discrepanze rilevate poi dallo stesso Bagarotti, compreso il tasso maggiorato della seconda tranche. A questo punto il consigliere fa notare al revisore che «da quanto da te dichiarato, è chiaro che tu sia stato fuorviato nelle verifiche dei dati ufficiali che ti hanno indotto a ratificare tale ingente costo nel bilancio 2005 approvato poi dal nuovo consiglio». In più, resta il mistero dei «due differenti moduli di richiesta alla banca, palesemente contradditori nel tasso di interesse (2,50 prima, 13,25 dopo)». Per questo, Bagarotti ha chiesto una convocazione urgente del consiglio per avere spiegazioni a riguardo. A questo punto, l'altro colpo di scena. Dopo le pulci fatte a bilancio, fidi e quant'altro, la Banca Popolare Italiana riliquida interessi per 222 mila euro, relativi all'esercizio 2005/2006. I punti oscuri della vicenda restano tutti, a cominciare da chi ha potuto beneficiare di una simile operazione. «Questo non lo so - conclude Bagarotti -. E' un problema, semmai, della procura della Repubblica. So solo che quegli interessi pagati in più erano a carico dei contribuenti».

Giovanni Scarpa