La denuncia della Cgil: «A Pavia c'è il caporalato»

PAVIA. Non c'è un posto fisso. I 'centri di reclutamento", come li chiamano i sindacati, cambiano spesso per sfuggire a eventuali controlli. Ma il rituale è sempre il medesimo. Il caporale che arriva in auto o su un pulmino, gli aspiranti lavoratori che prima dell'alba arrivano alla spicciolata, i più 'fortunati" che vengono scelti per lavorare senza contratto, senza regole, senza prevenzione degli infortuni. Sembra incredibile, ma anche a Pavia, secondo la Fillea Cgil, esiste il fenomeno del caporalato. Viale Matteotti, il bivio Vela, viale Montegrappa sono i luoghi nei quali i 'mercanti di braccia" raccoglierebbero lavoratori, in genere stranieri e spesso clandestini, da impiegare nei cantieri edili. E tutto avviene ben al di fuori della legge.
Lo spunto per parlare di questo fenomeno è stata la scoperta, alcuni giorni fa, di sei clandestini che lavoravano in un cantiere di via Case Basse, per la realizzazione di una palazzina del Comune. Franco De Alessandri, segretario generale Fillea della Lombardia, alla notizia non si è stupito più di tanto. «Lo scorso anno abbiamo condotto uno studio a livello regionale - dice - e il fenomeno del caporalato si sta diffondendo come una vera e propria piaga. A Milano i punti di reclutamento erano in piazzale Lotto, piazzale Loreto o piazzale Maciachini. A Pavia un luogo di riferimento era viale Matteotti. Ma i punti cambiano in continuazione». Fabio Palli, responsabile cittadino della Fillea-Cgil, conferma: «I centri di reclutamento ci sono sempre stati. Un anno fa, ad esempio, la zona di riferimento era il bivio Vela. I lavoratori arrivano prima dell'alba, a seconda della destinazione. Chi va a lavorare nei cantieri di Milano, ovviamente, arriva prima». Ogni tanto qualcuno scivola da un ponteggio e si fa male o, addirittura, ci rimette la pelle. Se ne parla per un paio di giorni, e poi silenzio. Invece il lavoro nero e il caporalato dovrebbero far suonare più di un campanello d'allarme. Pur volendo ignorare le condizioni disumane di lavoro (ed è francamente difficile) c'è tutta una serie di problemi. Leggendo 'Vite da cantiere", volume del 2005 dedicato a schiavi e caporali a Milano e in Lombardia, si apprende che «l'evasione fiscale e contributiva su una singola ora di lavoro è di 14 euro. Se si pensa che solo in provincia di Milano la stima delle ore lavorate in nero nel 2002 è di 60 milioni, siamo su un'evasione di 840 milioni di euro». Senza contare il rischio costituito dalla criminalità organizzata. A Pavia il lavoro nero riguarda soprattutto l'edilizia, data anche la massiccia presenza di romeni che vengono considerati ottimi muratori. Ma l'altra grande zona grigia è l'agricoltura, e in questo caso un ruolo di primo piano lo svolge l'Oltrepo. «E' per questo - conclude De Alessandri - che abbiamo in programma, per i primi giorni di dicembre, una tappa a Pavia della Carovana nazionale antimafia. Per parlare di edilizia e agricoltura. E per portare alla luce un problema spesso poco considerato».