Non solo muffa: all'Itis Cardano crolla il soffitto


PAVIA. Non solo macchie di umidità. La pioggia, quando la manutenzione degli edifici scolastici lascia a desiderare, può creare anche danni più seri della muffa. Come è accaduto all'Itis Cardano poco meno di una settimana fa, quando pezzi di soffitto sono crollati in un corridoio sotto il peso dell'acqua. Il paradosso vuole che in questo caso i lavori di manutenzione straordinaria erano stati appena fatti. Pare però che la ditta incaricata non li avesse eseguiti correttamente. E la pioggia ha fatto il resto.
La pioggia è filtrata dal tetto e attraverso i pannelli ha impregnato completamente il materiale isolante, provocando il crollo parziale della controsoffittatura. Un fine settimana di cattivo tempo è bastato a rendere impraticabile una parte dell'edificio. Il preside, Giorgio Gandini, ha preferito però che si facesse lezione lo stesso. I disagi, per studenti e docenti, hanno confermato ciò che già rappresentava più che un 'sospetto": il tetto della struttura, compreso quello dei laboratori adiacenti e della succursale, è da rifare. Una richiesta che potrebbe però suonare come una bestemmia, visti i finanziamenti necessari per un intervento di questo tipo e le casse della Provincia che, al contrario, languono.
L'Itis Cardano, che ospita 1480 studenti, è uno degli edifici più grandi della città. Ogni intervento, quando i ritardi si accumulano ai ritardi, diventa una sfida. Basti pensare che la rimozione dal tetto dei pannelli di eternit (da tempo fuorilegge) è stato completato solo di recente. Ma in sospeso ci sono altre situazioni. Partiamo dai laboratori di chimica. Qui, due anni fa, un corto circuito ha provocato il danneggiamento di un'intera aula. Oggi, a distanza di mesi, un banco dove si mescolano le sostanze è ancora annerito. Gli impianti, a dire il vero, sono tutti nuovi. Ma non si possono ancora utilizzare perché mancano i collegamenti elettrici. Va detto anche che l'Itis ha ottenuto la realizzazione di un'ala, adiacente alla sede, per i laboratori di chimica che è un vero gioiello. Tre laboratori attrezzatissimi e all'avanguardia. Ma insufficienti per tutte le classi. E infatti tre quarti di progetto sono ancora da realizzare, bloccati dal project financing su cui si sono arenati tempo fa i conti dell'amministrazione provinciale.
Si fa economia anche sulle luci della palestra: su una ventina di lampade, più della metà sono bruciate. Per fare educazione fisica bisogna affidarsi alla fortuna: vanno bene le giornate di sole e di luce. Altrimenti, attività come il tiro con l'arco diventano proibitive. Da tempo il preside ha fatto richiesta per adeguare l'illuminazione, ma finora nessuna risposta. Anche sul piano della sicurezza non mancano le lacune. Anche se gli interventi di messa a norma sono stati completati da poco, suscita qualche perplessità il senso di apertura di una delle porte di sicurezza in palestra. Per uscire da qui le ante non si spingono (come dovrebbe accadere), ma si tirano. Certo, in caso di incendio esiste una seconda uscita, vicina alla rampa di scale. Ma, se questo fa parte della progettazione, bisognerebbe dare un senso diverso alla prima porta. Che di fatto non è più una via di fuga.

Maria Fiore