Il vigile dimentica il quartiere
VIGEVANO. Gli abitanti vorrebbero vederlo girare per le strade della Brughiera, invece, quando c'è, sta rintanato nel suo gabbiotto. Del resto non ha scelta perché nell'ora e mezza che dedica al presidio di zona deve occuparsi anche degli accertamenti anagrafici: tempo per parlare con i residenti non ne resta molto. E cosi, il vigile di quartiere ha perso il contatto con il quartiere, la sua ragione d'essere. La gente se n'è accorta e se ne lamenta: «Non lo vediamo quasi mai - dicono tutti gli intervistati in Brughiera - e trovarlo è una rarità». Anche perché rispetto alla fine degli anni Novanta, ora non ci sono più gli agenti supplenti, perché sono utilizzati altrove. In pratica se il vigile di quartiere si ammala o va in ferie, nessuno lo sostituisce.
Gli orari di apertura dei presidi di zona non sono incoraggianti: dalle 11 alle 12 e dalle 18 alle 18,30. Uno si aspetterebbe almeno di vederli girare per il quartiere nel resto della giornata, ma cosi non è, almeno secondo gli abitanti della Brughiera. Su dieci persone intervistate ieri mattina in via San Giovanni non una si è detta soddisfatta del vigile di quartiere. «Avranno altro da fare, ma in giro per le strade non li vediamo - dice una signora - . Cosi sono solo un costo».
Ogni abitante ha il suo aneddoto sulla presunta inefficienza del vigile di quartiere: «Ho trovato una carta d'identità e sono andato quattro volte nell'ufficio per restituirla, ma era sempre chiuso - dice il proprietario del Punto 59 - . Non c'è nemmeno una cassetta postale per lasciare documenti o lamentele».
«All'uscita dalla messa serale, dopo le 18, ci sono ragazzini che giocano con le pistole ad aria compressa - racconta una pensionata - . Una mia amica è stata colpita alla schiena e non c'era un vigile a cui rivolgersi». «L'Urp - racconta un'altra pensionata - mi ha detto che se ho problema, devo telefonare al comando vigili, ma per tanto cosi a cosa serve il presidio».
«Quando il vento ha inclinato le piante in via San Giovanni - racconta un uomo - c'è voluta una settimana prima che il vigile venisse a transennare l'area con il nastro rosso, e l'ha fatto solo perché l'abbiamo avvisato noi».
E poi ci sono le strade usate come latrine per i cani, il sottopassaggio della rotonda trasformato nel gabinetto di chi ha bevuto troppo, i pedoni costretti ad attraversare la statale perché hanno meno paura dei tir che di trovare qualche malintenzionato nel sottopassaggio. Tutti problemi di cui parlerebbero con il vigile di quartiere, se solo glielo chiedesse.
D'altra parte, i due vigili in servizio in ogni presidio tempo per il quartiere non ne hanno molto. La loro settimana lavorativa è di 35 ore, ma in quanto viabilisti ne passano una grossa fetta davanti alle scuole e con le pattuglie, serali e del fine settimana. E poi lavorano per l'ufficio informazioni, i cui agenti da soli non riescono a smaltire tutte le pratiche. Va a finire che il vigile di quartiere fa davvero il lavoro per cui è nato solo quando prende un caffè al bar. E' l'unico momento in cui vive il quartiere.