Calzature: si punta sulla formazione

VIGEVANO. Un polo formativo per tecnici superiori per «l'industrializzazione del prodotto e del processo della calzatura e per la gestione e controllo degli impianti di produzione calzaturiera». Il progetto nasce da un'intesa con l'Anci (associazione nazionale calzaturifici), la Confindustria, le organizzazioni sindacali e i ministeri dell'Istruzione, della Ricerca scientifica e del lavoro. Poi ha aderito la Regione. I due bacini individuati in Lombardia sono quello vigevanese e quello di Legnano/Parabiago. «La costituzione dei poli formativi è stata una delle prime attività avviate» spiegano all'associazione dei calzaturieri.
«Attraverso i poli formativi stessi - spiegano all'Anci - sono stati attivati sia i corsio Ifts (istruzione e formazione tecnica superiore) sia azioni nazionali di sistema». In ciascuna area è stato individuato un istituto in cui far convergere le attività formative. Per Vigevano, l'istituto capofila è l'Itis Caramuel, di cui è preside la professoressa Raffaella Spini. All'Itis si svolgerà un corso di istruzione e formazione tecnica superiore sulla figura professionale di «tecnico superiore per l'industrializzazione del prodotto e del processo della calzatura e per la gestione e controllo degli impianti di produzione calzaturiera».
I partners di questa iniziativa sono l'Anci, la facoltà d'ingegneria dell'Università di Pavia, Csl Milano, il calzaturificio Caimar di Vigevano e il calzaturificio Star, oltre alla ditta Atom di Vigevano e all'Ipsia Roncalli.
«E' un progetto regionale, portato a una scuola di Vigevano, l'Itis - spiega Massimo Martinoli, titolare del calzaturificio Caimar - C'è l'esigenza di una formazione di ragazzi che partono dalla scuola media superiore in su, si sono cercati i fondi nazionali, per portare il progetto anche in una scuola di Vigevano e poi all'Università di Pavia». Sono due i punti deboli di Vigevano, sottolinea Martinoli «la formazione e le infrastrutture: noi cominciamo a muoverci sulla formazione. Ho messo a disposizione la mia azienda per far seguire un periodo di stage. Possono uscire da questo corso ragazzi che abbiano una conoscenza specifica del settore calzaturiero, concretamente possono diventare tecnici, gente che sappia usare il computer applicato al calzaturiero». Finora si è puntato alla formazione professionale (orlatrice, orlatore), «poi alla formazione di manager - dice Martinoli - che nelle aziende locali, a parte una o due, non serviva molto. Mancava la figura intermedia del tecnico calzaturiero, un ragazzo che a 19-20 anni abbia una conoscenza specifica per entrare nel settore calzaturiero». (d.a.)