«Campi nomadi, un anno di silenzio»
PAVIA.Da un po' di tempo, secondo l'opposizione, non si parla più dei campi nomadi da realizzare a Pavia. Lo fanno presente Dante Labate, capogruppo di Alleanza nazionale al Mezzabarba, e Pietro Trivi, consigliere di Forza Italia. «Circa un anno fa - scrive Labate - l'assessore Brendolise, su precisa richiesta delle forze di opposizione, rispose che della questione nomadi si stava occupando e che entro alcuni mesi avrebbe avuto il quadro completo del numero di nomadi presenti in città e delle loro esigenze per poi provvedere a definire il problema della loro dislocazione. Qualche altro assessore disse che non se ne sarebbe certamente discusso prima delle elezioni provinciali per chiari motivi elettorali».
«Bene - prosegue Labate - sono passati i tempi previsti dai due componenti della giunta comunale, ma sulla vicenda vi è il silenzio più assoluto. Ricordo ai meno attenti che il programma della Capitelli che il programma della Capitelli, al paragrafo 'Immigrazione", recita precisamente cosi: «Occorre realizzare finalmente i campi nomadi in città secondo le indicazioni già emerse in sede di Prg al fine di garantire ai nomadi residenziali una condizione di vita dignitosa ed alla città il pieno rispetto del proprio territorio". Siamo ancora in attesa che accada qualcosa in questa direzione. I nomadi continuano a vivere nelle condizioni poco adeguate che tutti conosciamo e il centrosinistra non ha fatto niente per migliorare le condizioni di vita di persone che per la maggior parte sono oggi cittadini pavesi. Nel frattempo l'amministrazione ha acquistato l'area su cui sorge anche la piscina di viale Resistenza e che si sviluppa in prossimità dell'attuale campo nomadi accanto alla fiera. Probabilmente per la presenza del campo nomadi non si è predisposto alcun programma e progetto per capire cosa si voglia realizzare su tale area». «Ricordiamo agli amministratori di centrosinistra - ironizza Pietro Trivi - che non sono previste a breve scadenze elettorali e che quindi possono sfruttare il periodo per assumersi delle responsabilità che fino ad ora hanno sempre sfuggito».
Trivi chiede anche che «si dia una risposta anche ai nomadi che ormai hanno ben poco di nomade essendo ormai residenti stabilmente nella nostra città in condizioni non certo degne di una città che vuole essere internazionale».
(f.m.)