L'omaggio ai martiri del '56
ROMA.Giorgio Napolitano ha concluso la sua visita in Ungheria esprimendo grande soddisfazione e serenità. Di fronte alla tomba di Imre Nagy, primo ministro ungherese durante la rivolta del 1956 contro i carri armati sovietici, ha piegato il capo commosso e ha sostato molto a lungo. Nagy è stato la vittima più nota e illustre dei drammatici eventi di cinquant'anni fa, fu impiccato due anni dopo e ora riposa accanto al monumento ai caduti, dedicato alle «vittime senza nome» della repressione sovietica.
Napolitano, dopo aver reso omaggio alle vittime italiane della prima e della seconda guerra mondiale, ha illustrato con poche parole e in serata con un discorso ufficiale all'Accademia delle scienze, il significato del suo viaggio. Ha detto di aver voluto assolvere «una missione che era soprattutto di Stato», per esprimere «l'omaggio della Repubblica italiana ai martiri del 1956». Ci ha voluto mettere «anche qualcosa di personale: ho sentito che fosse giusto farlo». Parole che evocano il suo sostegno, quando era un dirigente del Pci, all'intervento sovietico e le sue successive riflessioni, la prima vent'anni fa, quando disse di aver sbagliato nel '56, fino all'ammissione più recente che «Nenni aveva ragione». Un percorso tormentato, ma «chiuso da tanto tempo» e di cui la visita ungherese è solo «un coronamento».
Napolitano ha parlato di «straordinaria importanza e lungimiranza» della rivolta ungherese. «Seppure sconfitta e stroncata, lasciò tracce profonde», anche nell'Unione europea, determinante per far maturare la grande svolta che si sarebbe realizzata nel 1989, e cioè «la riunificazione del continente europeo nella democrazia e nella pace».
Il presidente ungherese Laszlo Solyom ha apprezzato il gesto di Napolitano, ma ha anche voluto ricordare che lui faceva parte di «una forza politica, minoritaria in Italia, che vide con favore l'intervento sovietico». L'importante è che Napolitano non abbia cercato giustificazioni: grazie per l'omaggio agli eroi del '56 e «grazie per la determinazione che ha dimostrato».
Tra i commenti, quelli dei due Craxi. Bobo, sottosegretario agli Esteri, ha parlato di «gesto significativo, che richiama decenni di ipocrisia e di omissioni da parte dei comunisti italiani». Nella storia, si possono ritrovare «le ragioni del socialismo italiano». Severa Stefania, deputata di Forza Italia: «Le parole del presidente Napolitano possono colpire solo quanti hanno la memoria corta». Fu Bettino Craxi, nell '84 e nell '89, a sollecitare e a partecipare alla riabilitazione di Nagy.
(Renato Venditti)