Ecco i tre «gioielli della città»
OGGI gli occhi saranno puntati sul Palio dell'Oca, ma i visitatori potrebbero anche ritagliarsi un'ora di tempo per andare alla scoperta dei tre gioielli dell'architettura religiosa di Mortara. Un percorso emozionante a ritroso nel passato, che unirebbe arte, storia e tradizioni.
La chiesa parrocchiale di San Lorenzo contiene numerosissime opere d'arte. In stile gotico, facciata in cotto, fu costruita da Bartolino da Novara fra il 1375 e il 1380 e fu restaurata nel 1840 e nel 1916. Sulle lesene della facciata sono inseriti i ritratti dei Santi Albino, Amico e Amelio. L'interno a tre navate ospita la Madonna del Rosario di Bernardino Lanino (1578), la Crocifissione con la Maddalena, Sant'Ambrogio e San Lorenzo di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano (1610), un presepe ligneo di Lorenzo da Mortara (XV secolo), oltre a molti altri dipinti del XV e XVI secolo.
Spostandosi verso la parte occidentale della città si trova la chiesa di Santa Croce, fondata nel 1080, demolita nel 1557 e ricostruita nel 1576 su progetto di Pellegrino Tibaldi. Nel corso di restauri effettuati negli anni Sessanta, sia la facciata sia l'interno sono stati pesantemente modificati. L'interno è a navata unica, con cappelle laterali e conserva molte opere d'arte, fra cui diversi dipinti del XVI secolo a opera di Ferrari, Lanino e del Moncalvo, e una presunta reliquia delle crociate, lo stampo in marmo del piede di Cristo.
In aperta campagna, a lato dell'ex statale 494 Vigevanese, sorge invece la chiesa di Sant'Albino. Il luogo di culto più antico della città è legato alla battaglia fra gli eserciti dei Longobardi e dei Franchi, combattuta il 12 ottobre 773. La tradizione vuole che Carlo Magno l'abbia riutilizzata come sepolcreto per i caduti, fra cui i suoi amatissimi paladini Amico e Amelio.
La struttura attuale mantiene alcuni tratti dello stile romanico originale, come il campanile e l'abside, integrati dai rimaneggiamenti del Cinquecento, visibili nella facciata e nelle navate. All'interno sono conservati affreschi del XV secolo, accanto a uno dei quali sono ancora visibili i segni lasciati dai pellegrini nel Medioevo: la data leggibile più antica risale al 1100. L'abbazia di Sant'Albino era un'importante tappa spirituale sulla Via Francigena, il percorso continentale che portava i pellegrini dal Nord Europa verso i luoghi sacri della cristianità, Roma e Gerusalemme.