L'ansia dei piccoli azionisti
MILANO. Di fronte alla bufera che coinvolge Telecom (e quindi Pirelli) sul piano politico e giudiziario, che cosa possono fare i milioni di azionisti delle due società? E' una domanda frequente che tanti operatori, o semplici impiegati ai borsini delle banche, si sentono ripetere da qualche mese. Venerdi poi, con l'arrivo della Finanza in sede, le azioni hanno di nuovo preso la via del ribasso: Telecom ha ceduto il 2,01% e Pirelli il 3,34%. «Di sicuro - dice un operatore - finchè andrà avanti la bufera, continuerà anche la volatilità delle quotazioni». E di sicuro, nello scenario, c'è ben poco.
C'è chi spera nella vendita di Tim Brasil, che porterebbe in cassa fra i 6 e i 9 miliardi di euro (ma farebbe anche risparmiare 6-700 milioni di investimenti annui). La vendita farebbe calare il maxi-indebitamento del gruppo, ora a 41 miliardi di euro. Altri denari, fra i 35 e i 40 miliardi, potrebbero arrivare a Telecom dalla vendita di Tim, ma sulle sorti future dell'operatore mobile italiano nessuno scommette.
Comunque Telecom ha un margine operativo lordo di 14 miliardi e, al netto di investimenti, oneri finanziari, tasse e dividendi, restano in cassa 2-3 miliardi all'anno, utili a erodere piano piano il forte indebitamento. Telecom potrebbe anche ridurre i debiti decidendo di distribuire dividendi più magri, ma finora i dividendi sono serviti soprattutto al primo azionista della societa, cioè alla cassaforte Olimpia (controllata per l'80% da Pirelli e per il 20% dai Benetton).
«Fra Telecom e Pirelli preferisco senz'altro le azioni Telecom - dice un operatore - perchè Pirelli (che non riceve dividendi da Olimpia, in quanto molto indebitata) ha a sua volta troppi debiti rispetto alle sue partecipazioni (infatti controlla anche Pirelli re e Pirelli Tyre)». Un po' preoccupate sono anche le banche esposte con le società di Tronchetti Provera.
Infatti ai 41 miliardi di debiti riferiti a Telecom Italia (di cui 12 nei confronti delle banche e la differenza nei confronti degli obbligazionisti) si aggiungono i 3,2 miliardi in capo a Olimpia (che ha la maggioranza relativa di Telecom con il 18% del capitale) e gli 1,5 miliardi di Pirelli. Se si esclude JP Morgan (esposta con Telecom per 5 miliardi) gli altri creditori sono tutti italiani. Banca Intesa, Capitalia, Mediobanca e UniCredit sono gli istituti che vantano i maggiori affidamenti. Inoltre Intesa, Capitalia e UniCredit, nel gennaio 2005, hanno sottoscritto un prestito da 500 milioni ciascuna a Olimpia, ricevendo in pegno titoli Telecom. Allora le azioni Telecom valevano 3,15 euro, ora sono scese a 2,19 (in ribasso dell'11,06% da inizio anno). In forte ribasso in questo 2006 anche i titoli Pirelli (-10,44%) contro un indice generale salito dell'8,31%. (g.f.)