«Nessuno stupro, ho inventato tutto per paura»
BOLOGNA. Si è inventata tutto. Troppo grande la paura del giudizio della famiglia e degli amici che l'avevano sorpresa ad amoreggiare con il fidanzatino, tra i cespugli del parco. Ha perso la testa e si è inventata la storiaccia della violenza, accusando un povero diavolo - un marocchino di 20 anni incrociato per strada per puro caso - di essere l'autore delle violenze. Era cosi sconvolta la dodicenne di Anzola dell'Emilia che giovedi pomeriggio si è presentata dai carabinieri con la mamma per sporgere denuncia.
Ma le violenze del branco, non ci sono mai state. Lo ha confessato giovedi notte ai carabinieri: «Non è vero niente. Mi sono inventata tutto. Mi dispiace». Ha pianto di dolore e di vergogna. La madre, prima piena di rabbia, è rimasta attonita, incredula.
Giovedi pomeriggio la ragazzina si trova nel parco pubblico di Anzola, in provincia di Bologna. Sono le tre del pomeriggio ed è appena uscita dalla casa dei nonni dove è stata a pranzo, come consuetudine visto che i genitori lavorano. Complice la bella giornata di sole decide di incontrare i compagni di scuola al parco. Giocano e scherzano su un prato dietro alla palestra della scuola. Nessuno che li disturbi, che dica loro cosa possono o non possono fare. Verso le cinque la ragazza si alza e saluta. «Ciao, vado a casa». Su consiglio degli amichetti, viene scortata da un compagno di classe, non si sa mai. Con i tempi che corrono, meglio essere cauti. La ragazzina si lascia accompagnare ma, dopo pochi metri, liquida il suo accompagnatore dicendo di non avere più bisogno di lui. In realtà c'è il suo fidanzatino che l'aspetta, si sono dati appuntamento lontano da sguardi indiscreti. Il boschetto fa al caso loro. Si appartano, si scambiano delle effusioni. Nel frattempo alcune compagne di scuola, che si trovano nei paraggi, li scoprono in atteggiamenti d'intimità. La ragazzina se ne accorge e, dopo un attimo di incertezza e di confusione, scappa via. «Adesso racconteranno tutto a mia madre e chissà lei come reagirà» si dispera, colta da uno smisurato senso di vergogna e di paura. Pensa a una via di fuga. Le viene in mente quel marocchino che conosce di vista e che proprio in quel momento si trova nella piazza di Anzola. Ha una maglietta nera vistosamente griffata. Si precipita a casa e fuori di sé racconta quel che le sarebbe successo, delle violenze e del marocchino. Gli accertamenti dei medici dell'ospedale Maggiore - dove è stata ricoverata - rivelano però che non c'è stata alcuna violenza sessuale consumata. La ragazzina replica che si è trattato di un rapporto orale. Ma le versioni rese dalla ragazza e dal sospettato sono inconciliabili. Le indagini proseguono tutta la notte finché, grazie al clima di grande intimità che si è creato attorno a lei, tutta la sua fragilità riesce a venire a galla. Crolla e confessa: «Mi dispiace, ho mentito... Mi dispiace tanto». Il caso si è chiuso a neanche 24 ore di distanza, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi e di incredulità. Ma anche la segnalazione del caso al Tribunale dei minori da parte della Procura di Bologna. «Sono rimasto molto colpito dalla vicenda di Anzola. Mi ha colpito molto la scelta fatta da questa ragazza, in verità una bambina, che si è giustificata utilizzando due categorie semplificate: quella della violenza e quella della violenza attribuita ad un immigrato», ha commentato il sindaco Cofferati che nelle scorse settimane ha presentato a Bologna un maxi piano per il contrasto delle violenze sulle donne.