Tangenti, Billè è agli arresti domiciliari

ROMA. È stato un «pactum sceleris», un patto scellerato tra soci in affari sporchi a determinare l'arresto di Sergio Billè. L'ex presidente di Confcommercio, da ieri ai domiciliari su richiesta della procura della Repubblica di Roma, è accusato di corruzione in relazione alla gara per la cessione del patrimonio immobiliare Enasarco, l'ente di previdenza degli associati di Confcommercio.
Lo stesso reato è stato contestato nei due provvedimenti restittivi notificati, nella mattinata di ieri, anche al presidente dell'Ente Donato Porreca, e al suo braccio destro Fulvio Gismondi. «Fatti della massima gravità», ha sottolineato il Gip giustificando la mancata applicazione dell'indulto al caso esaminato. Nella nuova inchiesta condotta dai pm capitolini Giuseppe Cascini, Rodolfo Sabelli e Giuseppe De Falco compare anche il nome del patron di «Magiste» Stefano Ricucci, a sua volta indagato per corruzione. Sarebbe stato proprio lui, nel corso dei numerosi interrogatori resi a Regina Coeli durante gli accertamenti sulla vicenda Rcs, a fornire ai magistrati gli elementi che ieri hanno condotto alla tripla ordinanza di custodia cautelare.
Agli inquirenti che ne stavano passando al setaccio le transazioni bancarie, Ricucci ha raccontato di una tangente da 50 milioni di euro che doveva essere versata per vincere la gara di assegnazione del 50 per cento degli immobili posseduti dall'Enasarco in tutto il paese, un patrimonio complessivamente valutato in 3,2 miliardi di euro. Indetta nel gennaio 2005 e poi annullata nel luglio successivo, di quella gara Ricucci sapeva tutto dall'ottobre dell'anno prima, in netto anticipo sui tempi. Già nell'autunno del 2004, a bando non ancora pubblicato, Ricucci conosceva ogni dettaglio tecnico, segnala nell'ordinanza il Gip Sante Spinaci. Ma il ritiro di Deutsche Bank dalla cordata formata con Bpl (entrambe all'oscuro delle trame) e Magiste, costrinse Ricucci a rinunciare alla gara poi rinviata sine die. Una rinuncia molto costosa, per lo spregiudicato imprenditore di Zagarolo, dal momento che dei 50 milioni richiesti per pilotare l'affare tre erano già stati versati.
Il bonifico relativo all'acconto milionario su un conto di Singapore riconducibile a Donato Porreca e gestito da Fulvio Gismondi. A Porreca sarebbe dovuto andare un 40 per cento dell'importo; un altro 40 era per Sergio Billé mentre il 20 era destinato a Fulvio Gismondi, considerato da chi indaga il tesoriere del gruppetto. L'ex presidente di Confcommercio, però, scelse di avere come compenso per il proprio interessamento all'affare il 20 per cento della Magiste International.
Nei prossimi giorni la procura inoltrerà una richiesta di rogatoria per individuare l'intestatario o gli intestatari del conto incriminato. Ma intanto, nei guai finisce anche Andrea Billè, il figlio dell'ex numero uno di Confcommercio. A lui sarebbero state girate le quote societarie strappate a Ricucci.
Il ministro del Lavoro Cesare Damiano, si è impegnato a studiare le misure atte a garantire almeno la gestione ordinaria di Enasarco.(n.a.)