Non esiste l'educazione fisica
In questi giorni ho letto articoli riguardanti il mondo della scuola della provincia di Pavia ed ho pensato di esporre il mio pensiero sull'educazione fisica scolastica.
Sono diventato insegnante di educazione fisica per scelta, diplomandomi all'Isef Lombardia nel mese di novembre nel 1972, discutendo la tesi: «I problemi psicologici del tennista», riportando la votazione di 110 e lode.
Ebbene, dopo 38 anni di servizio, ho deciso di andare in pensione (Prodi permettendo....) perchè la mia «dignità professionale» non mi permette più di «fare lezione» a dir poco in modo indegno. Al Liceo «Cairoli» di Pavia, ove attualmente insegno, sono giunto 3 anni fa, consapevole delle carenze degli spazi adibiti a palestra, ma non avrei mai immaginato di dover condividere la «palestra», che a malapena può ospitare 30 allievi, con un altro insegnante ed altri 30 alunni per 18 ore settimanali...
Pertanto alla fine di questo anno scolastico 2006/2007, toglierò il disturbo... con grande rammarico, perchè ho sempre amato ed amo tuttora il mio lavoro e i miei allievi, ma le condizioni di lavoro in cui sono costretto ad operare, mi costringono ad abbandonare.
Ciò che non sono riuscito a capire in quasi 40 anni di insegnamento è come si siano potuti spendere valanghe di quattrini per affittare locali e «palestre» senza mai pensare di razionalizzare le spese e costruire nuove scuole con relativa palestra....
prof. Aldo LazzariPavia
Il Pavia vola subito
Adesso battiamo il Novara
Non mi sembra vero! Chi si aspettava che, dopo le prime tre partite, il Pavia Calcio si trovasse nei piani alti della classifica? Due pareggi fuori casa (entrambi conseguiti su campi di squadre che aspirano alla promozione) ed una bella vittoria con l'Ivrea tra le mura amiche: questo finora il brillante curriculum della squadra.
I tifosi già sognano una ulteriore vittoria questa domenica nella partita casalinga contro il Novara. Sarebbe il massimo!
E dire che prima di iniziare il campionato i tifosi nutrivano seri dubbi che Pavia potesse competere con squadre molto più agguerrite (quali il Padova e il Grosseto già affrontate). Infatti nessuno conosceva le reali potenzialità di giocatori per la maggior parte provenienti dalla «Primavera» di squadre pur militanti in campionati superiori.
Ma i fatti hanno smentito i «corvi». Per questo dobbiamo dire un grosso «bravo!» alla Società (in particolare all'ing. Armando Calisti) che ha saputo condurre con grande acume e sapienza una campagna acquisti che si si è rivelata vincente.
Ora invece ringaziano la Società anche quei tifosi che avevano espresso critiche per come era stata allestita la squadra, ritenendola non ideonea a disputare un campionato di C1.
Gli appassionati iniziano quindi a ricredersi e, dopo aver visto giocare questo nuovo Pavia, devono ammettere che la nostra dirigenza anche in questa occasione ha dimostrato la propria bravura e competenza.
Del resto il Pavia per due anni consecutivi è arrivato ai play-off e questi risultati si possono ottenere soltanto grazie ad una gestione societaria seria ed oculata.
Vorrei ora invitare l'allenatore ad essere più ottimista (i veri appassionati non vogliono sentir dire che il massimo traguardo per il Pavia è la salvezza) proclamando ad alta voce che il Pavia può giocare alla pari con le migliori e puntare quindi ai vertici della classifica.
Infine, un appello ai tifosi che hanno un po' disertato la campagna abbonamenti facendo mancare, oltre che un importante contributo economico, anche e soprattutto il calore di cui la squadra ha assolutamente bisogno.
Ricordiamoci tutti che il pubblico rappresenta sempre il dodicesimo uomo in campo e che uno stadio gremito è decisivo nel dare ai giocatori quella spinta in più per arrivare alla vittoria.
Pertanto, rivolgo un appello affinchè i pavesi accorrono numerosi ed entusiasti allo stadio riempiendo gli spalti del Fortunati da cui echeggerà un unico grido: «Forza Pavia!»
Edgardo VerzoniPavia
Anche Pavia dovrebbe
difendere Benedetto XVI
Con molte probabilità, l'anno prossimo il Papa visiterà Pavia per rendere omaggio alla tomba di Sant'Agostino. Ma ci teniamo veramente ad averlo come ospite? Ci sentiamo di difenderlo e di difendere la sua libertà di espressione?
Le violente reazioni alle sue parole pronunciate in Germania, le chiese bruciate e i fantocci con la sua immagine dati a fuoco in alcune parti del mondo musulmano, impongono alla nostra città di non stare in silenzio.
Non si tratta di essere cattolici o laici. Si tratta di difendere una persona, Papa Benedetto XVI, e l'intelligenza del suo invito a considerare ogni uso della violenza in nome di Dio come atto contrario alla ragione umana.
Se non difendiamo il Papa, è perchè in fondo non ci interessa più di tanto la nostra ragione. E' perchè abbiamo già rinunciato ad amare la nostra libertà.
Sandro Assanelli Filippo Cavazza e Giovanni ValdesPavia
Pavia città senza auto:
dove vivono gli assessori?
Venerdi senza traffico. Ma che bella pensata! Tre brillanti assessori: Portolan alla mobilità, Sacchi all'ambiente e Balzamo allo sviluppo sostenibile, si sono riuniti, hanno fantasticato di una città che non c'è e poi hanno deciso di fare un esperimento. Loro non usano embrioni ma esseri umani adulti per vedere se i loro giochini funzionano.
Cosi un esercito di poveri uomini e donne che devono portare i figli a scuola, la zia malata a fare gli esami, pagare le bollette in posta, comprare il pane, ritirare i vestiti in tintoria, poi riprendere i bimbi e correre a casa a preparare il pranzo e poi di nuovo fuori di corsa fino a sera per tirare avanti la famiglia... si ritrova a piedi.
«Vediamo se, togliendogli la possibilità di circolare, il cittadino sopravvive; abbiamo già provato a tagliargli i parcheggi e non è morto - dicono i tre saggi -. La prossima volta imporreremo di circolare per un giorno saltando su un piede solo, cosi potremo vedere veramente qual è la mobilità sostenibile. Ma sostenibilie da chi?
Ma dove vivono e come campano questi assessori lunari?
Non passa mai per la mente che la politica dovrebbe aiutare la gente a vivere e non costruire ostacoli per farla faticare di più, in nome di utopie ecologico umanitarie?
Luigi BarbieriPavia
Pavia, lo stop ai residenti?
Una violenza in centro
Vorrei spendere due parole in merito all'ennesima chiusura del traffico in centro storico a Pavia. Premesso che il sottoscritto, che risiede in centro da ben quarantaquattro anni su quarantasette di età anagrafica, non ha nessun bisogno di incentivi all'uso della bicicletta, in quanto da parecchi anni percorre la distanza giornaliera di 8 km in bicicletta o a piedi, a seconda della stagione, per recarsi al lavoro, ritengo che la proibizione ai residenti di poter uscire o rientrare da/a casa propria sia un atto di violenza nei confronti di quei cittadini che risiedono nel centro storico e che hanno la necessità o la voglia di utilizzare l'automobile.
Vorrei fare alcune considerazioni che possono apparire di interesse personale, ma che penso riguardino molti altri cittadini. Pongo quindi ai responsabili del progetto alcuni quesiti:
- Sbaglio o il centro storico dovrebbe già essere transitabile esclusivamente dai residenti per entrare ed uscire dalle loro abitazioni? Di conseguenza, che senso ha il divieto in programma per oggi?
- Dovendo portare la macchina in zona consentita entro le 9, dove posso trovare parcheggio a quell'ora?
- Per quale motivo dovrei essere obbligato a pagare il posteggio pur possedendo un'autorimessa privata e pagando regolarmente l'Ici anche per il garage?
- Eventuali danni all'auto in parcheggio sono a carico del Comune?
Forse sarebbe meglio se, invece di «richiudere» il centro storico, i nostri amministratori pensassero a risanare il degrado e la sporcizia che in questo quartiere aumentano costantemente.
Forse i residenti del centro storico hanno colpe che altri cittadini non hanno? Dobbiamo attendere in futuro ulteriori limitazioni alla nostra libertà personale?
Gaetano GorlaPavia