Nuovi arrivi di bimbi bielorussi
PAVIA.Hanno rischiato di non esserci. I sessanta bambini bielorussi ospiti in questi giorni delle famiglie dei Comitati Chernobyl di Zeccone, Villanterio, Binasco, Ceranova. Per loro potevano chiudersi le frontiere dopo la vicenda di Maria, la bambina in affido estivo che una famiglia di Cogoleto non vuole più far ritornare in patria. Per sbloccare la situazione Legambiente, promotrice del progetto di solidarietà a favore dei bambini vittime del disastro nucleare di Chernobyl, ha dovuto scrivere al Dipartimento Aiuti Umanitari della Repubblica di Belarus e chiedere il rilascio dei permessi per l'ingresso dei bambini. Nella lettera viene sottolineato come Legambiente, lontana da episodi come quello avvenuto a Cogoleto, abbia sempre riconosciuto la nazionalità degli ospiti e la necessità di un loro rientro nei termini previsti. «L'episodio verificatosi - sono le parole di Angelo Gentili, Coordinatore nazionale Legambiente Solidarietà - deve tuttavia essere motivo di riflessione e di confronto per favorire da un lato la risoluzione del problema, ma ancora di più creare un lavoro virtuoso tra le autorità italiane e bielorusse che sia di reciproco aiuto». Il Comitato Pavia per Chernobyl è attivo da una decina di anni. Solo quest'anno ha portato nella nostra provincia un centinaio di bambini per risanarli, attraverso un mese di soggiorno terapeutico, dalla radioattività accumulata. Un impegno, questo, finalizzato a ridurre i rischi di tumori o di leucemie. Ai bambini vengono offerti tanti momenti di svago, ma anche controlli medici resi possibili dalla partecipazione al progetto del Policlinico San Matteo. Non si tratta, dunque, di una forma di affidamento, né di adozione. E' solo una esperienza di solidarietà. Su questi punti i volontari del progetto Pavia per Chernobyl hanno le idee ben chiare. «Noi facciamo un forte lavoro di informazione e sensibilizzazione sulle famiglie che si rendono disponibili a questa esperienza - racconta Gigi Vecchi, Legambiente -. La nostra regola è che i bambini vengono qui per un mese di soggiorno terapeutico e, poi, tornano al loro paese. Il buon cuore non deve lasciare il posto alla ragione». Non c'è un giudizio da parte dell'Associazione su quanto avvenuto a Cogoleto. «E' evidente che la famiglia non era preparata a questa esperienza». Legambiente, ad esempio, pone molta attenzione ai bambini, come Maria, provenienti da orfanotrofi. Per loro sono studiate solo vacanze collettive e non esperienze da soli presso la famiglia che li accoglie. La stessa attenzione, tuttavia, è riservata anche agli altri. «Il nostro obiettivo è aiutare i bambini a stare bene. Non facendogli desiderare di scappare dalla Bielorussia, ma cercando di creare le condizioni necessarie perché rimangano nel loro paese. Ed è per questo che stiamo lavorando ad un progetto di cooperazione internazionale in Bielorussia con la realizzazione di un sanatorio e portando, quando è possibile, aiuti umanitari. Vengono ospitati bambini che non hanno mai usufruito di un soggiorno terapeutico; ritornano solo quelli malati, bisognosi di cure e di accertamenti. Anche questo è un modo per non creare legami di dipendenza tra il bambino e la famiglia ospitante. «Al centro del nostro progetto - conclude Vecchi - ci sono i piccoli bielorussi non certo i desideri di appagamento di alcuni genitori. Quanto avvenuto a Cogoleto rischia di rovinare il lavoro di tanti anni. Finalmente, però, si è capito che qui non arrivano i figli dei più ricchi, ma bambini poveri».
Raffaella Costa