Di Pietro su Autostrade: ha lucrato oltre il dovuto


ROMA. Il ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro ha messo ieri nel suo mirino la società Autostrade spa, accusandola di aver lucrato oltre il dovuto, di possedere indebitamente il 70 per cento delle concessioni contro il 51 previsto, di aver aumentato le tariffe senza neppure rispettare la quota investimenti programmata. E' la conseguenza di questa realtà: la società gestisce 2.866 km di autostrade sui cinquemila totali concessi al complesso delle 23 società del ramo autostradale.
Di Pietro ha parlato, alle commissioni del Senato e della Camera, anche dei rapporti con l'Unione europea, augurandosi che si apra la possibilità di una discussione di merito sul blocco della fusione tra Autostrade spa e la spagnola Abertis.
La sua lettera all'Ue provocò il fermo della fusione per ragioni pregiudiziali, perché fu riconosciuta la clausola italiana del conflitto di interessi, che vieta la partecipazione azionaria delle società di costruzione, come invece avverrebbe se la fusione venisse realizzata.
«Magari», ha detto Di Pietro, si potesse entrare nel merito. Se il vincolo italiano del conflitto venisse dichiarato inapplicabile, si potrebbe ripartire da capo sulla scadenza delle concessioni, che allo stato delle cose possono arrivare al 2038. Su 23 società concessionarie, ben 17 sono sub judice, perché nonostante gli aumenti progressivi già previsti e la riduzione degli investimenti, si procede ogni anno a nuovi aumenti. Secondo Di Pietro, gli extraprofitti di Autostrade per l'Italia sarebbero di circa 500 milioni di euro, risultato determinato da una violazione del meccanismo tariffario, che da un incremento dell'8,7 del 1997 è salito al 28 nel 2002. «Stiamo valutando - ha detto il ministro - se questi extraprofitti realizzino o meno un arricchimento senza causa della società». Di Pietro ha posto il problema di «rivedere in profondità il sistema delle concessioni». Vuol vedere fino in fondo «se la sperequazione tra l'incremento delle tariffe e degli incassi realizzati dalle società e i loro mancati investimenti non danneggino gravemente il contribuente e l'utente». Autostrade per l'Italia - ha specificato - avrebbe dovuto realizzare a fine 2005 investimenti per 4 miliardi e 72 milioni di euro. E invece si è fermata a 2 miliardi e 212 milioni. Nella fase attuale, Di Pietro considera la questione «prettamente chiusa» in sede europea, a mano che non avvenga un fatto nuovo, come una nuova domanda di fusione tra Autostrade spa e la Abertis spagnola o un pronunciamento contrario alla norma italiana sul conflitto d'interessi.
Il responsabile della Margherita per i trasporti, senatore Giorgio Pasetto, ha espresso piena condivisione per l'audizione del ministro. Ha spiegato che è urgente rivedere «il sistema delle concessioni, delle sub concessioni e di monitoraggio degli investimenti», previsti alla stipula della concessione per lo sviluppo della rete. L'incremento non c'è stato nonostante che Autostrade spa si sia giovata da un aumento del volume del traffico dei veicoli e quindi una crescita dei propri ricavi.

Renato Venditti