Il caso Besozzi arriva in Parlamento Gibelli: «Test d'italiano per stranieri»
VIGEVANO. Il caso Besozzi arriva in Parlamento. Dopo aver letto delle cinque famiglie che hanno trasferito i propri figli perché iscritti in una classe con sette stranieri, l'onorevole leghista Andrea Gibelli ha ripresentato la proposta di legge che prevede l'istituzione per gli studenti non italiani di classi di inserimento temporaneo. «Inutile nascondere il disagio dietro la parole come integrazione, non è questione di razzismo ma di sano pragmatismo».
Gibelli propone una prova di ingresso per capire quanto lo straniero conosce l'italiano. Se la supera, potrà avere accesso alla scuola pubblica, altrimenti dovrà frequentare una classe pubblica con programmi specifici, volti ad agevolare l'apprendimento di lingua, usi e tradizioni del nostro Paese. «Sono padre - aggiunge il deputato leghista - e condivido la scelta e le motivazioni di quei genitori perché in una classe cosi i nostri ragazzi corrono il rischio di perdere il senso di appartenenza a una cultura. In quella situazione la convivenza causa un impoverimento».
Diversa è l'opinione di Antonio Floriano, segretario provinciale della Cisl: «Storie come questa ci dicono che si sta perdendo il valore della solidarietà, che è il collante della nostra società. I genitori temono che la classe marci con il freno a mano tirato perché l'insegnante è troppo assorbito a seguire chi resta indietro, ma le loro paure mi ricordano quelle di chi anni addietro rifiutava la presenza dei portatori di handicap - continua Floriano - . E' giusto non concentrare gli alunni stranieri in singole classi e assicurare la presenza di mediatori culturali, ma dobbiamo anche evitare l'errore di usare la parola cultura come sinonimo di etnia e nazionalità. Non ha senso parlare genericamente di africani, indiani o peruviani, perché l'identità è formata dalle esperienze che la influenzano e che rendono ogni persona unica».
Marisa Spacca, avvocato ed ex assessore alla Cultura, punta il dito contro il preside Lucio Sollima: «Se in quella classe sei stranieri su sette conoscono bene l'italiano non avrebbe dovuto assecondare i genitori spostando i loro figli in un'altra delle classi sotto la sua direzione perché la scusa del lento apprendimento non valeva più. E' vergognoso quel che hanno fatto i genitori, ma cosi il preside contribuisce ad alimentare un clima di contrapposizione tra gli italiani e gli extracomunitari». Spacca critica anche la composizione delle classi: «Che senso ha avere una prima senza stranieri per averne poi sette in un'altra? Una volta c'erano le sezioni pieni di ripetenti, ora ci sono gli stranieri. Se fossero stati meglio distribuiti, forse nessuno si sarebbe lamentato».