Violenza alle donne perché si liberano
Di fronte all'escalation della violenza sulle donne, fenomeno mondiale, trasversale a ogni razza, religione, classe, non sono mancate negli ultimi tempi allarmi, denunce, statistiche e proposte di interventi, il tutto all'insegna di «una maggiore sicurezza».
Essendomi occupata, professionalmente e come volontaria, nelle istituzioni e nei movimenti di questo problema, vorrei cambiare approccio e visuale. Vorrei che si passasse oltre il vittimismo, l'assistenzialismo, la solidarietà, peraltro necessari, e ci si chiedesse senza ipocrisie e tentennamenti perché avviene tutto ciò, quali le cause.
Non si tratta solo di retaggi di cultura patriarcale, maschilista, ancestrale, tipico di Paesi chiusi culturalmente ai diritti universali e intolleranti, dogmatici e fondamentalisti. Mi interessa indagare perché il maschio occidentale, alfabetizzato e spesso laureato, non tollera che la donna si sia emancipata e voglia liberarsi dai condizionamenti subiti nei secoli e rivendichi la stessa libertà e autonomia, e pretenda di scegliere da sola il proprio destino. Perchè non accetta il dialogo, il confronto con un altro soggetto, non accetta critiche, sollecitazioni e si vuole vendicare per la perdita di un potere assoluto che viene meno, per un abbandono, un tradimento, fino al punto di uccidere, come si fa in guerra per gestire un conflitto.
E allora il problema è la relazione, la gestione dei conflitti esistenti senza ricorrere alla violenza, la riflessione individuale e collettiva sul perché la vittima è spesso complice della violenza, per un distorto concetto dell'amore, per paura, per «difesa della famiglia».
La famiglia non è soltanto una bella istituzione dove si soddisfano bisogni primari di riproduzione, affettività e mutuo aiuto. E' anche spesso una gabbia in cui si commettono sevizie, soprusi, angherie, torture materiali o psicologiche, depravazioni quando non addirittura incesti.
Anche per questo bisogna fare un tabu non solo dell'incesto, ma anche della guerra e di ogni forma di violenza, da quella più brutale a quella più sofisticata, gestita in nome dell'«amore»
Bisogna coltivare il dialogo, il rispetto dell'altro, l'accettazione critica delle differenze, l'umiltà del dubbio e del senso dei limiti, aborrire ogni dogmatismo e ogni fondamentalismo, interrogarsi e interrogare.
Non mancheranno spero denunce, proteste, manifestazioni pubbliche, interrogazioni, celebrazioni non rituali di giornate «contro la violenza alle donne», leggi specifiche come quelle varate da Zapatero, tutte cose utili per non mettere nulla a tacere e ricuperare secoli di silenzio. L'importante è non dimenticarsi di tentare di rispondere alla domanda: perché avviene tutto ciò? E questo esame, che le donne hanno iniziato col femminismo, individualmente e in gruppi di autocoscienza, deve essere compito anche e soprattutto degli uomini che non sanno esercitare che potere e violenza.
Marta GhezziPavia
Saperi e Poteri a Pavia:
cosa si muove la Sinistra
Potrà piacere o non piacere, ma il logo-manifesto che ha tappezzato Pavia esprime benissimo la concezione dell'uomo che sta nella testa degli organizzatori. Loro infatti hanno i Saperi e soprattutto i Poteri per cui lasciano cadere le perle della loro saggezza sul popolo che a bocca aperta si beve tutte le balle colorate che scendono dall'alto. Sarà un caso, ma le balle più grosse sono rosse e probabilmente anticlericali come la maggior parte degli illustri ospiti. Che bello compagni, con i soldi pubblici paghiamo gli amici che organizzano tutto invitando altri compagni.
Il popolo del resto è cosi ignorante e confuso! Non a caso l'hanno rappresentato con un labirinto senza uscita al posto del cervello.
Ecco, allora, il mega spot pubblicitario per il prof. Redi il quale, ideologicamente schierato per l'uso dell'embrione umano ai fini di ricerca e castigato dagli elettori al referendum, viene cosi consolato e può far rientrare dalla finestra l'idea di scienza onnipotente che il popolo aveva respinto.
Il limite maggiore di questa manifestazione non sta però solo nella forte caratterizzazione ideologica quanto, mi pare, nell'ignorare la ricchezza culturale che esprimono associazioni, enti e realtà della città, per sostituirla con un concetto elitario e in fondo snob: te la dò io la cultura (ma con i soldi di tutti).
Luigi BarbieriPavia
Festival dei Saperi:
la meraviglia dei pavesi
Quando i pavesi fanno Ooh... che meraviglia... Mamme, babbi, bambini, giovani e anziani si disperdono chiacchierando nelle vie del centro storico: Strada Nuova, Corso Garibaldi, Corso Cavour, ma anche gli sconosciuti vicoli che portano fino al Castello Visconteo, espugnato sabato notte da migliaia di persone per sentire poesia e musica in un impensato dialogo tra l'uomo dal volto magro, Sanguineti, e il folletto Elio.
Coloro che ne hanno vissuto l'esperienza tentano improbabili confronti con l'indimenticato Settembre Culturale, i giovani disinteressati all'assegnazione di Palmarès si godono questa festa ridendo, bevendo e cantando insieme.
Bentornata o benarrivata Pavia. La città dalle novanta torri culturali o eventi (perché non cento come la sua storia? dirà, ahimé, qualche arguto critico....) messi in campo nei cinque giorni del Festival dei Saperi.
I suoni e le visioni della musica contemporanea accarezzate da evocazioni jazz, inaspettatamente eseguite da strumenti ad arco stupiscono gli uditori di piazza Leonardo da Vinci. Poco lontano clarinetti e saxofoni riportano a suoni più familiari ma sempre coinvolgenti.
Il bugiardo di piazza del Carmine, gatti, volpi e Mangiafuoco devono abbandonare la scena perché nasce l'infante e umano Pinocchio a ricordare che le bugie han le gambe corte.
I magnifici cortili dell'ateneo, tante volte oltrepassati con indifferenza, si manifestano tutto ad un tratto per la loro bellezza e mistero: la musica barocca e rinascimentale dei liuti appare a suo agio tra le magnolie.
Le severe statue del cortile centrale, mai considerate, diventano testimoni autorevoli di verità disvelate o problemi insoluti: umanesimo e tecnica, a distanza di pochi isolati si contendono un pubblico numeroso ed assorto.
Quanto può la nostra psiche riuscire a star dietro all'evolversi della tecnica senza rifugiarsi in una apatia difensiva, si domanda uno dei relatori. L'uomo e il suo doppio, l'uomo capace di leggere il codice genetico e di trasformare la natura. Per quale crescita, quale sviluppo?
Tante, tante, tante persone che ascoltano con passione, si con passione. E pare inverosimile che possa esserci passione nella timida e nebbiosa Pavia, quella che troppi hanno sempre definito apatica, sonnolenta, pesante.
Invece sabato, nella Notte Bianca, Pavia è diventata più leggera, più morbida, più amabile.
Good morning, Pavia.
Marcello AdduciPavia
L'Asm consulti il suo sito
prima di rispondere
In merito alla risposta dell'Asm di Pavia, mi preme evidenziare che - ancora oggi, mentre scrivo, 12 settembre - sul sito dell'Azienda, alla voce Energia (ossia la prima che compare in alto destra e che ogni persona di buon senso consulterebbe), gli orari pomeridiani riportati sono 14.30-15.30 (come da me scritto nella precedente lettera) e non vi è alcun riferimento all'orario estivo.
Il riferimento all'estate vi è solo cliccando la seconda voce, quella dell'acqua.
La svista non può dunque essere in nessun modo attribuita a me, bensi all'Azienda, che sullo stesso sito fornisce indicazioni difformi. Come cittadino mi auguro che l'Asm e i suoi amministratori, prima di mandare qualsiasi precisazione, consultino bene ciò che loro stessi pubblicano su internet.
Filippo CavazzaPavia
Pavia, l'anima dei luoghi
che abbiamo riscoperto
Ci sono luoghi a cui non si presta abitualmente attenzione, ma che in questi giorni a Pavia si sono mostrati come «animati». Arrivare in piazza Leonardo Da Vinci, ai piedi delle torri, una domenica pomeriggio, ed essere accolti dalle note di Mozart. Passare come al solito dal cortile Delle Statue e trovare Sanguineti e Petrella che conversano su Freud. Entrare in S. Michele, per quell'atmosfera che c'è solo a S. Michele, ed essere piacevolmente coinvolti dal racconto di Quintavalle sul romanico lombardo. Passeggiare in piazza Della Vittoria e soffermarsi incantati ad ascoltare Lucrezio letto da Sanguineti.
E mi sono venute in mente le parole di Hillman (nell'aprile scorso ospite a Pavia) sull'anima dei luoghi: forse in questi giorni è stato davvero possibile cogliere l'anima di luoghi che quotidianamente, indifferenti, «frequentiamo».
S. AlbertiPavia
Brendolise e Odifreddi:
l'assessore legga di più
Ho letto sulla «Provincia Pavese» il disprezzo espresso dall'assessore Francesco Brendolise verso il prof. Piergiorgio Odifreddi. «Chi è costui?», scrive Brendolise.
Come è scritto nei Vangeli, Dio è sceso su di noi per donarci intelligenza, possibilmente con amore.
Per evitare alla sua anima di trovarsi in imbarazzo, Francesco Brendolise per mettere a profitto il dono dello Spirito Santo, è bene che eviti di mettere sul rogo i libri di Odifreddi. Può darsi che Dio chieda all'assessore se li ha letti.
Giuseppe De GennaroPavia