Palestina, governo di unità


GERUSALEMME. Via libera al nuovo governo palestinese di unità nazionale. L'intesa sul programma politico c'è, anche se manca la lista dei ministri. Mahmoud Abbas lo ha annunciato, ieri a Gaza, dopo il secondo incontro nel giro di poche ore avuto con il premier Ismail Hanyeh, con una dichiarazione ufficiale all'agenzia di stampa palestinese e alla tv pubblica.
Un accordo confermato anche da Hanyeh, che dovrebbe ricevere - nei prossimi giorni - l'incarico di formare il nuovo esecutivo da parte di Abbas. I prossimi passi formali, infatti, prevedono un decreto presidenziale entro le prossime 48 ore per le dimissioni del governo, e il reincarico a Hanyeh.
Negli scorsi giorni, si era compreso che le trattative sulla grande coalizione palestinese erano state accelerate, probabilmente anche sotto la spinta dello sciopero nel pubblico impiego che nei Territori palestinesi ha raggiunto il nono giorno di astensione dal lavoro. Era stato lo stesso ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema, in visita giovedi scorso a Ramallah, a far intravedere una soluzione positiva. Ieri, poi, l'annuncio ufficiale. E le prime ipotesi sul totoministri. Gli incarichi sarebbero divisi equamente in tre parti. A Hamas andrebbero otto ministri, altrettanti a Fatah, e gli ultimi otto ai partiti minori.
Il programma di governo si basa sul cosiddetto documento dei prigionieri. Punto determinante, però, sarebbe la dichiarazione di Beirut, il piano di pace elaborato dall'allora reggente saudita e ora re Abdullah, nel vertice della Lega Araba del 2002.
Il governo palestinese (dunque anche Hamas) riconoscerebbe la validità del piano saudita, che offriva a Israele pace e riconoscimento da parte dei paesi arabi, in cambio della creazione di uno stato palestinese lungo i confini del 1967, con Gerusalemme est capitale e il rientro dei rifugiati. Sarebbe, per Hamas, il riconoscimento implicito di Israele. Anche se il portavoce Sami Abu Zuhri, ieri, ha precisato che il movimento integralista «non riconoscerà mai la legittimità dell'occupazione».

Paola Caridi