Sla e calcio, i primi sospetti
PAVIA. Il punto di partenza è l'incidenza spaventosamente più alta della malattia, tra i calciatori, rispetto al resto della popolazione. Le conclusioni sono ancora da scrivere, ma nella ricerca delle possibili cause di questa anomalia ci sono un paio di osservati speciali: alcuni farmaci antinfiammatori e gli integratori alimentari. E poi, forse, certe sostanze dopanti. E' un tema di grandissima attualità, quello affrontato ieri nell'aula Scarpa dell'Università: le relazioni tra Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) e lo sport, con particolare attenzione al mondo del pallone. Proprio tra i calciatori, infatti, è riscontrata un percentuale di casi drammaticamente abnome di questa micidiale malattia, che colpisce il sistema nervoso e porta a una progressiva paralisi di braccia e gambe e dei muscoli che regolano la deglutizione e la parola. A questo proposito il convegno organizzato dall'Associazione medico sportiva di Pavia, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti, ha fornito un quadro e delle indicazioni di grandissimo interesse.
Con gli interventi di Nicola Vanacore, ricercatore dell'Istituto superiore della sanità, e di Adriano Chiò, del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino, si è entrati nel vivo della relazione Sla-calcio. Vanacore ha citato due studi. Il primo, su 24.000 calciatori professionisti in attività tra il 1960 e il 1996. I casi di Sla sono stati 8, con un'incidenza di ben dodici volte superiore alla media nazionale. La situazione è anche peggiorata dopo il 1996, quando ci sono stati 16 decessi da Sla, il che ha fatto schizzare l'incidenza a 30 volte la media italiana. L'altro studio citato da Vanacore è quello coordinato da Chiò su 7.300 giocatori di A e B, che ha confermato (6-7 volte superiore alle media) il dato anomalo della Sla tra i calciatori. La Sla è più frequente tra i centrocampisti e chi ha più anni di attività alle spalle. Quali le possibili spiegazioni? Vanacore ha spiegato come si stia indagando anche sulla possibile relazione tra Sla e uso di integratori alimentari - metabolizzati anche nel cervello - di cui tanto s'è parlato a proposito del calcio (e non solo: nello sport spesso vengono dati in quantità ben superiori a quelle consigliate). C'è uno studio preoccupante: la somministrazione di integratori a malati di Sla, che si pensava potesse avere effetti positivi, ha al contrario peggiorato la situazione. Sotto esame anche la creatina, che però non sembra avere un impatto negativo.
Adriano Chiò, partendo dal suo studio, ha spiegato come l'età media in cui è insorta la Sla tra i calciatori sia molto bassa: 43 anni. E la «sopravvivenza media è stata di 37 mesi, simile a quella degli anziani colpiti dalla malattia». Diverse le possibili cause indagate: l'intensa e prolungata attività sportiva, i traumi a cui è sottoposto il calciatore, l'assunzione di sostanze illecite, i Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei), i pesticidi e fertilizzanti usati sui campo di calcio. I primi due fattori non sembrano determinanti, mentre «sul doping sono vincolato al segreto», ha spiegato Chiò, che è consulente del pm Antonio Guariniello e ha nel suo staff tra esperti pavesi (Gabriele Mora, Gianmartino Benzi e Maurizia Dossena). Per quanto riguarda i fertilizzanti e pesticidi, è un fatto che sugli agricoltori esposti l'incidenza della Sla sia il doppio della media. Ma soprattutto l'attenzione si concentra sugli antinfiammatori, «candidati ideali perché molto diffusi nel calcio per ridurre le risposte al dolore in previsione della partita»: studi ne indicano la loro tossicità, anche sulle cellule staminali neurali.
Nella mattinata (alla presenza tra l'altro del pugile Giovanni Parisi e dell'ex sindaco Andrea Albergati) e con la testimonianza di Mario Melazzini, ci si è concentrati su come la Sla si manifesta, su decorso e terapie. Gabriele Mora, direttore di Neuroriabilitazione II alla Fondazione Maugeri, ha messo in risalto come in Italia persistano grossi problemi di tempestività della diagnosi. E questo nonostante che l'incidenza della Sla non sia, a ben vedere, cosi bassa: i casi sono 2,4 all'anno ogni 100 mila abitanti. Ma considerando la vita media, il rischio d'ammalarsi sale a 1/800. Cesare Dacarro, presidente Cus, ha annunciato un programma d'assistenza a studenti disabili, di cui si occupa personalmente.
La sessione pomeridiana è stata aperta da Giuseppe Capua, presidente della commissione antidoping della Figc: «I nostri controlli sono estesi anche ai campionati minori e l'Italia è stato il primo paese a introdurre, 4 anni fa, il prelievo del sangue. Da quest'anno li abbiamo fatti anche in precampionato». La proposta del giornalista Maurizio Mosca di liberalizzare il doping («i calciatori giocano un giorno si e uno no, per forza prendono qualcosa»), salvo poi radiare chi è colto in fallo, è stata cassata da Mario Ireneo Sturla, suo medico nonché ideatore del convegno.