Libano, Israele toglie il blocco aereo
UN AIRBUS della Mea, la compagnia di bandiera libanese, è atterrato all'aeroporto Rakif Hariri di Beirut alle 17.11 di ieri. A bordo, 150 passeggeri provenienti da Parigi. Undici minuti prima era stato stato revocato il blocco aereo imposto da Israele il 12 luglio. Pochi minuti dopo è atterrato un Antonov partito dall'Italia con gli aiuti umanitari del Sermig, l'Arsenale della Pace di Torino. Dopo 55 giorni di blocco, la riapertura dell'aeroporto internazionale di Beirut è stata salutata con entusiasmo, come il segno del ritorno a una faticosa normalità.
L'aereo civile della Mea ha volteggiato a lungo sulla città, in segno di festa. Dalla Spagna, il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha espresso «viva soddisfazione», e la convinzione che la revoca contribuirà a «stabilizzare la situazione, conducendo a un processo di pace più ampio, che includa siriani, palestinesi, e tutte le parti interessate».
Sollievo hanno manifestato il ministro degli Esteri russo, ieri in visita A Beirut, e le autorità europee. Mentre il Parlamento Europeo approvava a larghissima maggioranza la proposta di una conferenza di pace sul Medio Oriente.
Ieri sera poi, dalla televisione pubblica israeliana, la notizia che il ritiro «completo» di Tsahal dal Libano Sud dovrebbe avvenire entro il 22 settembre, per il Capodanno ebraico.
Ma al di là del confine, non è stato un passaggio indolore la fine del controllo su cieli e coste libanesi, che assicurava l'interruzione dei rifornimenti di armi ad Hezbollah. La revoca ha già scatenato reazioni contrastanti. Furiosi i familiari di Ehud Goldweasser e Eldad Regev, i due soldati rapiti il 12 luglio, nell'operazione di cattura che scatenò la reazione di Gerusalemme. «Per quanto ne sappiamo si trovano ancora in Libano, ora potrebbero finire a Teheran», ha detto Marc Regev, fratello di uno dei due ostaggi. «Il governo ci aveva assicurato che non avrebbe revocato il blocco senza assicurazioni che sono ancora in vita - ha rivelato Marc - cosi rinunciamo a un importante mezzo di pressione su Beirut». Le polemiche si aggiungono a quelle sulla gestione delle operazioni militari, che coinvolgono tutto lo stato maggiore di Tsahal. Cosi si spiega la cautela di Gerusalemme sulla fine dell'embargo navale. «Israele conserva il diritto all'autodifesa», ha avvertito il portavoce del premier Olmert, annunciando che la revoca del blocco navale sarà una misura «graduale, da coordinare con l'Onu, contestualmente al dispiegamento della forza internazionale» (ma il quotidiano Haaretz prevede che scatterà nel giro di 48 ore). Ciò che resta da stabilire è chi pattuglierà le coste. «La Marina francese è disponibile il ministero della Difesa ha fatto intendere che il suo paese è pronto ad assumere questo compito, forse proprio con l'Italia, almeno fino all'assunzione del controllo da parte della flotta tedesca. Kofi Annan intanto spinge per il ritiro delle truppe di terra prima del dispiegamento di tutti i 15 mila uomini. Cinquemila soldati è la soglia che l'Onu continua a indicare come sufficiente. Ieri, intanto, una ventina di soldati italiani, hanno cominciato a familiarizzare con il campo, compiendo delle ricognizioni a Maarake, un villaggio a 10 km da Tiro, dove saranno impegnate in operazioni di bonifica. (a.gia.)