La Gioconda in mano a Grazioli è stata «garantita» da Civitavecchia
ALBUZZANO.«Ho una copia della Gioconda di Leonardo da Vinci», aveva assicurato a giugno Roberto Grazioli, restauratore e decoratore di affreschi e marmi antichi, che custodisce in un caveau a Milano una delle rare copie antiche al mondo dell'incisione di Monna Lisa, realizzata da Luigi Calamatta di Civitavecchia nel 1929, acquistata per caso nell'autunno del 1998 in un mercato dell'antiquariato di Berlino, gironzolando con la compagna Luisa Valentini. E adesso, a distanza di due mesi, arrivano possibili conferme proprio dal Dipartimento di urbanistica e territorio del Comune laziale. Non ancora ufficiali, ma indicative.
I responsabili con una lettera «ringraziano vivamente Grazioli del suo apporto scientifico allo studio del nostro illustre concittadino». Nel misurato eloquio burocratico e in attesa dei risultati delle ulteriori verifiche in corso, è un primo punto fermo: «Il Calamatta copiò la vera Gioconda prima del restauro». Grazioli, nel frattempo, continua a rivolgersi a tutta Italia ed Europa alla ricerca di altri possessori di analoghe incisioni: perchè di Gioconde potrebbero essercene parecchie in giro, e non tutte uguali, non tutte con quella famosa smorfia. Un giallo in piena regola, insomma.
«Sono molto contento - dice il restauratore di Albuzzano - perchè adesso anche il Museo del Louvre di Parigi, che espone Monna Lisa, dovrà rassegnarsi all'idea che hanno nell'armadio questo 'scheletro". E Civitavecchia manifesta la volontà di contribuire a chiarire l'intera vicenda. Che qualcosa di strano debba essere successo tra il 1829, quando Calamatta cominciò a lavorare alla riproduzione della Gioconda, che avrebbe concluso nel 1954 avendo a disposizione l'originale di cui l'opinione pubblica mondiale ancora non sapeva nulla, e il 1855, quando il Louvre decise di esporre il quadro».
Ma che cosa di strano può essere successo? Ecco le congetture di Grazioli: «La Gioconda del Louvre può non essere la stessa che Parigi aveva affidato ventisei anni prima al celeberrimo pittore Ingrès e questi al suo incisore di fiducia Calamatta. Allo stato attuale non si può dire nè si nè no ufficialmente. Io porto i fatti. Sotto il regime di Carlo X di Francia, il quadro era già attribuito a Leonardo e resta da capire per quale strano motivo i curatori del Louvre avesseso aspettato ben quattro lustri prima di esporlo. Se era Leonardo, perchè tardare, facendo offesa alla 'grandeur"».
Allora, sospetta Grazioli, deve essere successo un fattaccio: un restauro sbagliato, la tela originale tagliata in modo imperito: «Il fatto è che esiste una descrizione di Monna Lisa, quella fatta dallo storico Giorgio Vasari, che l'avevaa vista e che diceva essere uguale a quella poi trattata da Calamatta trecento anni dopo». Questione di diversità di smorfia. (s.c.)