«Non abbiamo più acqua, ma non scapperemo: ci spaventano le reazioni dell'esercito nigerino»

DAKAR.Claudio Chiodi e Ivano de Capitani, i due turisti italiani presi in ostaggio dalle Forze armate rivoluzionarie del Sahara (Fars), stanno finendo le scorte d'acqua, ma non scapperanno dal rifugio dove sono tenuti prigionieri dai banditi per paura delle possibili conseguenze di uno scontro a fuoco con l'esercito nigerino. «Sono spaventato dall'esercito nigerino. La situazione non è chiara - ha detto Chiodi, raggiunto sul telefono satellitare dalla Reuters -. Se ci sono scontri con i rapitori non voglio rischiare la mia vita... Per me, se fuggo solo è molto pericoloso», ha aggiunto Chiodi, che da 25 anni fa viaggi nel Sahara. Chiodi e de Capitani sono stati presi come ostaggi dai ribelli, mentre gli altri turisti rapiti due settimane fa, ai confini tra il Niger e il Ciad, sono stati rilasciati dopo alcune ore. In un primo momento, l'esercito nigerino ha compiuto ricerche per individuare il nascondiglio dei banditi, ma successivamente si è tirato fuori, affermando che l'Italia e gli stessi rapiti avrebbero pregiudicato gli sforzi per il rilascio incoraggiando i rapitori nelle loro richieste. Issa Kelle Zour, uno dei ribelli del Fars, ha dichiarato che i due italiani sono in linea di principio liberi e che il gruppo sta cercando una soluzione per rilasciarli in sicurezza. Ma ha anche precisato che i suoi compagni di lotta risponderebbero ad un attacco armato. «Noi combatteremo. Abbiamo armi, abbiamo veicoli, abbiamo squadroni di uomini», ha detto Zour, seduto vicino a Chiodi. I due italiani stanno bene, ma l'emergenza acqua comincia a farsi sentire. «Credo che ne abbiamo solo per altri due giorni», ha detto Chiodi. «E' da più di 10 giorni che non piove. Il giorno del rapimento ha piovuto molto, ma da allora più niente». Per cercare acqua, Chiodi ha anche riferito che «Ivano è andato sulle montagne».