I piccoli stranieri residenti a Pavia applauditi dalla platea del «Volta»
PAVIA. Un'anatrella olivastra che si crede figlia di una pantofola, un castoro dell'Est, un narratore ecuadoregno. Se si aggiungono un pipistrello che vorrebbe essere un'anatra e una gru un po' snob, si ha lo spettacolo «Che animale sei?», tratto dall'omonimo libro di Paola Mastrocola e messo in scena dai ragazzi del laboratorio «Impariamo Giocando 2006».
I ragazzi vengono da Ecuador, Perù, Repubblica Dominicana, Romania, Sri Lanka, Cina, Filippine, Georgia, Senegal e anche oltre. Si sono esibiti giovedi al Teatro Volta davanti a una platea multilingue e multicolor: genitori, amici, fratellini e insegnanti si sono goduti la performance teatrale di questi attori in erba (hanno dai cinque ai diciotto anni). Si sono lanciati in canti, balli e dialoghi in lingua italiana preparati con gli educatori dell'associazione Babele che li hanno seguiti ogni pomeriggio per tutta l'estate: Anna, Beppe, Claudia, Elisabetta, Hussein, Jieyun, Laura e Sergio. «Non abbiamo alcuna pretesa teatrale, anche perché nel laboratorio non abbiamo fatto un corso di teatro vero e proprio. È un modo per vedere cos'hanno imparato», racconta Claudia. E qualcosa hanno imparato davvero: a parte qualche accento improvvisato («anàtra») e qualche «mucho» di troppo, lo spettacolo è andato più che bene, e la tensione si è sciolta sul palcoscenico ai primi applausi. Il gioco, le attività didattiche, i compiti ma soprattutto lo «sperimentarsi nell'interazione quotidiana» li hanno aiutati a fare passi da gigante. I ragazzi hanno preparato tutto, dalla scenografia, ai libretti, al copione e, con l'aiuto di qualche 'suggeritore" nascosto dietro le quinte, hanno regalato ai presenti un pomeriggio divertente. Il laboratorio, che si è svolto da luglio a fine agosto nelle strutture della scuola Gabelli di Borgo Ticino, è patrocinato dal Settore Socio Assistenziale del Comune di Pavia. Giunto ormai alla quarta edizione, ha come scopo di facilitare l'inserimento dei ragazzi stranieri nella realtà pavese attraverso il gioco, l'approccio alla lingua italiana, le 'gite" in città, al Castello, al supermercato. «Il problema non è solo l'italiano: il fatto è che ci sono abitudini diverse. Per noi è bello e stimolante, ma difficile», racconta Claudia. Un esempio? «Il concetto di tempo»: in molte culture da ogni lato del globo è molto diverso dal nostro, e provoca qualche problema di gestione, soprattutto per gli orari.
Anna Ghezzi