«E' partita ancora la caccia alle streghe»
VIGEVANO. Le commissioni per espellere i dipendenti «fannulloni» dagli enti pubblici e ridurre cosi la spesa pubblica? Il dibattito di questi giorni, avviato dal giuslavorista Pietro Ichino, fa discutere non solo all'interno delle pubbliche amministrazioni, ma anche fuori, tra chi ha a che fare ogni giorno con la «burocrazia». C'è chi dice che è giusto lasciare a casa chi non ha voglia di lavorare, chi sostiene che è difficile però valutare la produttività di ciascun lavoratore e quindi stabilire chi merita o no la qualifica di «lazzarone». Altri, invece, invitano a dare un'occhiata anche nel settore privato, invece di prendersela sempre con i dipendenti pubblici. Anche nella più grande azienda vigevanese, il municipio, la proposta di Ichino ha scatenato una serie di reazioni.
«Appena ho visto gli articoli del professor Ichino - spiega Roberto Manzo, dipendente del Comune - ho mandato subito una mail ai miei colleghi: attenzione, ho detto, ricomincia la caccia alle streghe. Quello che mi sorprende è che il capo del governo ulivista apra alla proposta di Ichino. Ma non si può fare di tutte le erbe un fascio».
Manzo non esclude che ci siano i fannulloni nelle pubbliche amministrazioni «ma allora cerchiamoli dappertutto, anche nel privato». Anche Dino De Vincenzi, funzionario del municipio, oltre che sindacalista della Cgil, sostiene che «è il solito sparare nel mucchio: bisognerebbe provare a lavorare nella pubblica amministrazione, prima di esprimere giudizi. Possono anche esserci sacche di inefficienza, ma spesso ci sono leggi, pur necessarie, che ostacolano un fluido processo burocratico. Noi siamo alle prese tutti i giorni con nuove leggi e codici alla mano». Come a dire che quel che andava bene ieri, va modificato oggi, e domani potrà cambiare ancora: ragione per cui non se ne esce più.
«Poi - aggiunge De Vincenzi - c'è anche l'aspetto della carenza di assunzione di responsabilità da parte di chi deve controllare. Ricordo, ad esempio, che qualche anno fa era uscito il caso di 5 dipendenti che timbravano il cartellino e poi andavano a fare la spesa. Risultato: ne hanno pagato le conseguenze tutti, ma se qualcuno avesse controllato prima quei dipendenti non avrbbero potuto comportarsi in quel modo. E tra pubblico e privato non credo ci sia differenza: i fannulloni li puoi trovare dappertutto, e anche nel pubblico si può licenziare, il nostro posto di lavoro non è blindato».
Mattia Busto, vice-direttore della filiale di Banca Sella, in via Roma, sostiene che «in teoria sarebbe giusto licenziare i fannulloni, ma in pratica come si fa? Qual è il criterio con cui si stabilisce che un dipendente pubblico è un fannullone e un altro no?». Un dipendente che si concede una o più pause può essere in realtà più produttivo di un altro che sta tutto il giorno davanti al computer senza mai muoversi. «Tra l'altro - sostiene Busto - poi, gli enti pubblici si troverebbero sommersi da una valanga di cause di lavoro». Ma nel privato, non ci sono i fannulloni? «Certo - afferma Busto - ci sono anche nel privato: noi diciamo che si trovano al 'cimitero degli elefanti"». Massimiliano La Corte, dipendente del settore privato e consigliere comunale ulivista, afferma: «Bisogna vedere che cosa si intende per fannullone, stabilire i criteri non è facile». «Tra l'altro - aggiunge La Corte - nel pubblico gli stipendi sono bassi e le persone sono poco incentivate al lavoro. Credo, però, che sia un luogo comune dire che nella pubblica amministrazione si lavori poco». Lucio Barbato, pensionato, ma con un passato nella scuola pubblica, non ha dubbi: «I fannulloni vanno mandati via dagli enti pubblici, perché non cambiano, restano sempre fannulloni». Ma come si può capire se un dipendente pubblico ha poca voglia di lavorare? «I fannulloni - dice Barbato - non tengono fede agli impegni».