Il senso unico va bene in via Vallone
Partire per le ferie dalla propria abitazione sita in una lunga (ma stretta) via periferica, facilmente memorizzata solo per il nome leggermente particolare, e rientrare scoprendo che si abita in una delle strade più importanti per la viabilità cittadina. Addirittura essere fermati da conoscenti che ti chiedono: «Cosa sta succedendo dove abiti?».
Questa, in sintesi, la mia esperienza agostana di residente in via Baldo degli Ubaldi. Pima un articolo a cinque colonne sulla «Provincia Pavese» del 12 agosto (a proposito del quale mi permetto di precisare che il senso unico è posto sulla via Vallone verso via Baldo degli Ubaldi e quindi viale Cremona, mentre via Baldo degli Ubaldi rimane percorribile in entrambi i sensi e viale Montegrappa è un po' più in là); quindi una lettera dell'ex-presidente del comitato di quartiere ora consigliere comumale (il sempre attivo Fabio Castagna) e domenica 29 agosto addirittura notizia principale in prima pagina «Rivolta contro il senso unico», che io, purtroppo, mi sono perso: forse, prevaricato dalla mia componente pavese, stavo sonnecchiando.
Mi sarei aspettato un dibattito sul progetto di variazione della viabilità di piazza della Minerva-viale della Libertà e vie adiacenti, sicuramente di ben più ampio impatto per la mobilità cittadina. Un dibattito costruttivo è sicuramente auspicabile anche dall'Amministrazione comunale, perché il progetto non si può sbagliare, visti i costi che comporterebbe per la nostra collettività. Invece si parla di una viuzza di periferia. Misteri della pavesità.
Forse che residenti ed utilizzatori della Minerva sono in ferie e quelli della periferia no? Non mi pare proprio, le tapparelle abbassate abbondano anche verso la frontiera orientale della città.
Forse una provocazione per indurre le Ferrovie a collaborare alla modifica del passaggio a livello di via San Giovannino? Nelle piccole frazioni di Giussago sono riusciti e ci sono lavori in corso per qualcosa del genere?
Chi scrive è una vittima di questa regolamentazione a senso unico di via Vallone in quanto ne usufruiva, ma vittima per il momento grata, visto che ogni qualvolta percorreva via Baldo degli Ubaldi verso viale Lodi e viceversa, gli sembrava di leggere sul parabrezza quello che legge chi estrae una sigaretta dal pacchetto: «Il fumo uccide».
Insomma, consapevole di farlo a proprio rischio. Della carrozzeria a dire il vero, tanto da consigliare a chi lo veniva a trovare il solo accesso da viale Cremona. Non si può nascondere che quando, risalendo la via, stai per arrivare in viale Lodi, a causa della pendenza abbinata al restringimento della sede viaria, non puoi che sperare di non incrociare macchine (per non parlare di furgoni, camion e Suv alla moda), altrimenti devi confidare nella reciproca abilità di guida ed educazione.
In un lustro che vi risiedo di incidenti gravi non ne ricordo, ma potrei sbagliarmi e comunque non mi sembra il caso di attenderli. Vero è che ogni tanto qualche automobilista, stimolato alla velocità dal toboga da luna park di via Vallone-via Baldo degli Ubaldi, è costretto a chiamare il carro attrezzi per liberare una curva presa diritta.
Dell'istituzione di tale senso unico ne ho sentito parlare sin da quando sono arrivato in zona, ma mi appariva una cosa talmente logica che non si sarebbe mai fatta (cosi come l'ancora mancante semplice divieto di sosta nel primo tratto di via Baldo degli Ubaldi costeggiato dall'oratorio, fonte di pericolosi intasamenti in immissione da viale Cremona nelle ore di punta pomeridiane o la ben più complicata «ferrovia-metropolitana» da Corteolona).
Sembrava ovvio che una strada cosi sinuosa, con una strettoia in pendenza, prevelentemente senza marciapiedi (non fattibili secondo norma, proprio per la ristretta sede stradale), con numerosi inserimenti (anch'essi in pendenza), di diramazioni abitate, non potesse essere una strada interquartieri, soggetta negli orari di punta del mattino e della sera ad un traffico intenso quanto frettoloso di chi non vi risiede ma, sentendosi perennemente in ritardo, cerca una scorciatoia rendendosi pericoloso per se stesso e per gli altri.
Ora che il cartello fatidico è stato apposto, proviamo se questa strada è stata ricondotta alla sua giusta dimensione.
Gianfranco ScardigliPavia
Non fate l'interporto
a Bressana: è un danno
Questa lettera è indirizzata al presidente della Provincia Vittorio Poma.
Nei giorni scorsi ho appreso dalle pagine di questo quotidiano che il turismo nell'Oltrepo ha avuto uno straordinario incremento, non solo per il rilancio delle Terme di Salice, ma anche per in rinnovato e crescente interesse per le nostre colline.
Ora le domando perché insediare proprio all'ingresso del nostro Oltrepo un interporto e/o un insediamento logistico - oltre a quello già esistente - che sarebbero un pessimo biglietto da visita sicuramente disincentivante per un turista.
Io ho scelto di abitare in Oltrepo ormai da molti anni e, le assicuro che qui si vive meglio, c'è più allegria - sarà forse per il profumo del mosto -, perché dunque infierire ulteriormente su questo territorio che ha già dovuto subire discariche, motodromi e quant'altro?
La botte piene e la moglie ubriaca non si possono avere - come dice un vecchio proverbio -, quindi non si possono coniugare gli agriturismi, le Terme, le amene colline con le colate di cemento e molte centinaia di automezzi in più di quelli che già transitano.
Pertanto il problema interporto/logistica non riguarda solo i Comuni di Bressana, Bastida e Castelletto, ma l'intero territorio, dal ponte del Po fino a Brallo di Pregola.
Questo «mostruoso» insediamento danneggerebbe tutti i piccoli paesi della Comunità Montana che hanno invece bisogno di essere sostenuti per le gioie paesaggistiche e gastronomiche che offrono a quelli che dalla città vengono a trovare qui un poco di tranquillità e benessere.
Per favore, queste opere, che pur servono, fatele in luoghi più adatti. Confido molto nella sua intelligenza e sensibilità ed auspico che altri cittadini facciano sentire la loro voce su un problema di cosi rilevante portata.
Ornella MoroLungavilla
Ho ritrovato «Piero»
con la Provincia pavese
Il 30 agosto ho ritrovato il chihuahua «Piero» in seguito alla pubblicazione avvenuta il giorno prima sulla Provincia pavese di un articolo riguardante il furto del mio cane. Attraverso questo articolo ho avuto la segnalazione del luogo in cui si trovava. Sono orgoglioso di abitare in questa città dove i cittadini hanno dimostrato una notevole solidarietà a questo episodio.
Pertanto alla Provincia pavese e a tutta la redazione vanno i più sentiti ringraziamenti, miei e di «Piero», naturalmente.
Alberto MarchesiPavia
Inquinamento a Pavia:
aspettiamo gli interventi
Dopo tanto parlare, senza seguito reale sulla necessità di prendere provvedimenti per ridurre il traffico e l'inquinamento nel centro storico, sulla «Provincia Pavese» di domenica si rileva che verrà chiesto alla Regione di estendere anche a Pavia il «Piano d'azione contro l'inquinamento atmosferico» che verrà introdotto in altre città lombarde dal prossimo autunno.
Detto piano prevede norme restrittive sulla circolazione di veicoli non catalizzati e l'aumento del numero delle domeniche ecologiche.
Nel frattempo, in barba all'enunciazione di buoni propositi, il Comune ha dato l'autorizzazione all'edificazione del nuovo collegio femminile Borromeo e si sta studiando la possibilità di trasferire il centro medico, attualmente ubicato in piazzale Golgi, nella ex sede, attualmente in disuso, dell'Istituto Mondino. Quest'ultimo richiamerà molto traffico dai paesi vicini ed è assolutamente privo di area di parcheggio.
Attendiamo con ansia di conoscere quali altre decisioni verranno prese onde soddisfare gli enunciati buoni propositi all'inizio illustrati.
Eugenio AlbericiPavia
Pavia, il ponte è ancora
senza illuminazione
Sono almeno due anni ormai che si parla della necessità di illuminare il ponte di viale della Libertà a Pavia, il sindaco Piera Capitelli si era detta disponibile all'intervento ed allora non è semplice comprendere quali siano i motivi del ritardo, ma soprattutto quali siano queste insormontabili difficoltà.
Ci si scaglia contro i writers che imbrattano i muri cittadini e che danno una brutta immagine di Pavia ai visitatori e poi ci si presenta con un ponte d'ingresso estremamente importante completamente al buio. Gradirei una risposta. Paolo RanziniPavia
E' nata Elisabetta, grazie
all'ospedale di Voghera
Elisabetta è nata, è bella e sta bene. E questo anche grazie all'attenzione e alla professionalità con le quali i medici e il personale infermieristico del reparto di Ostetricia dell'ospedale di Voghera hanno seguito la mia gravidanza e tutte le fasi del parto.
A loro va la mia gratitudine e quella di mio marito Silvano.
Maria Grazia CuneoVoghera
Meeting, perché i fischi
alla senatrice Binetti
Ho letto la lettera dal titolo «Meeting, perchè i fischi a Rutelli e alla Binetti?». Ero presente anch'io a Rimini (come faccio da diversi anni) e credo come cattolico sia comprensibile il disappunto verso la senatrice Binetti fischiata sonoramente dai settori della platea, meno comprensibile, invece, è la spiegazione del sig. Mauro Finotti (cattolico ed elettore del centrosinistra) che dice: «Vista l'accoglienza riservata all'onorevole Berlusconi e alle chiare indicazioni politiche da parte dei leader di Cielle, non mi stupisce un certo atteggiamento del popolo ciellino».
Mi sembra una interpretazione stravagante, quando si pensa che moltissimi esponenti del centrosinistra, cattolici o meno, hanno partecipato quest'anno, cosi come tutti gli anni scorsi, al Meeting senza che nessuno si sia sognato di contestarli per partito preso (vedi il presidente del Senato Marini).
E' strano che al sig. Finotti non sia venuto in mente una più ovvia spiegazione per quelle intemperanze: più che in torbide connessioni Cl-Forza Italia, va cercata nella grande delusione che la senatrice Binetti ha inflitto a chi non immaginava che sarebbe stata proprio lei a elaborare e a spacciare come «onorevole compromesso» la famosa mozione, votata al Senato, che ha permesso al ministro Mussi di confermare il ritiro della firma italiana dal blocco europeo che impediva i finanziamenti comunitari alla ricerca sugli embrioni che ne comportasse la distruzione.
Per quanto riguarda al vice presidente del Consiglio Francesco Rutelli, è volato si qualche fischio, ma prontamente fermato da Vignali presidente Cdo (Compagnia delle Opere), con l'invito a chi non andava di seguire il dibattito, di allontanarsi dalla sala.
Carlo GueriniPavia